Sgomberi a Milano, le utenze staccate a Baggio lasciano famiglie e minori al freddo
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Redazione Interno
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Le operazioni di polizia, presentate come interventi per il ripristino della legalità, hanno assunto nella periferia milanese contorni che vanno ben oltre il semplice controllo del territorio, assumendo i tratti, secondo diverse voci critiche, di una risposta sproporzionata. La terza e più recente azione, condotta nelle torri Aler di via Quarti a Baggio, ha infatti prodotto, oltre agli sgomberi e alle identificazioni di massa, una conseguenza diretta e immediatamente tangibile per chi, legalmente o meno, abita quegli spazi: la sospensione delle forniture di luce e gas. Questa misura, applicata a quasi cinquanta appartamenti, ha colpito indiscriminatamente nuclei familiari in cui vivono bambini piccoli e persone con disabilità o altre fragilità, lasciandoli di fatto privi degli elementi essenziali per affrontare l’inverno, il che solleva interrogativi stringenti sulle modalità di un’azione che, per quanto motivata dalla lotta agli allacci abusivi, sembra aver sacrificato qualsiasi valutazione di carattere umanitario.
Le critiche del terzo settore e delle istituzioni locali
La reazione del tessuto sociale e di una parte delle istituzioni cittadine non si è fatta attendere, configurandosi come un coro di sconcerto per la mancanza di un coordinamento con i servizi sociali. L’assessore comunale al Welfare, Lamberto Bertolè, pur non mettendo in discussione la necessità di contrastare le occupazioni illecite, ha puntato il dito contro l’assenza di programmazione e di tutele che ha caratterizzato l’intervento, definendolo una pratica inaccettabile dove «fare i forti con i deboli» non equivale affatto a ristabilire il rispetto delle norme. Una posizione che trova eco nella testimonianza diretta di don Giuseppe Nichetti, parroco di riferimento per la zona, il quale sottolinea come, accanto a chi effettivamente fruiva di utenze in modo irregolare, siano state penalizzate anche famiglie che invece pagano regolarmente l’affitto e si sono viste private di servizi fondamentali, finendo per subire una punizione collettiva e una privazione dei diritti basilari.
Le conseguenze umane di un intervento senza rete
Sul piano concreto, l’immediatezza dell’operazione ha lasciato numerose persone, tra cui minori, senza un riparo organizzato, costringendone alcune a cercare accoglienza di fortuna in strutture parrocchiali o presso istituti religiosi. Giovanni Carenza, portavoce dell’Unione Inquilini Milano, ha lanciato un appello preciso alle autorità, chiedendo al sindaco di adoperarsi per il ripristino delle utenze e alla protezione civile di farsi carico dell’assistenza a chi è stato colpito. Questa situazione di emergenza indotta evidenzia il divario tra la teoria dell’azione repressiva e la complessa realtà dei suoi effetti, dove la linea di confine tra il sanzionare un illecito e il creare un danno sociale ingiustificato diviene labile, generando una crisi di benessere primario che ricade sulle spalle dei più vulnerabili.
Il metodo sotto accusa e le precedenti operazioni
L’episodio di Baggio non rappresenta un caso isolato, ma sembra piuttosto l’ultimo atto di una strategia che ha toccato anche altre aree periferiche della città, come San Siro e il Giambellino, dove si sono registrate analoghe identificazioni di massa e controlli invasivi. La preoccupazione, espressa da più parti, riguarda proprio l’evoluzione di questi interventi, percepiti sempre più come un’escalation muscolare che privilegia la dimostrazione di forza alla risoluzione dei problemi strutturali del disagio abitativo. La richiesta di un confronto urgente con la Prefettura, avanzata dalle realtà del terzo settore, nasce dalla necessità di evitare che simili azioni, condotte senza il necessario filtro della protezione sociale, si ripetano, trasformando la lotta all’illegalità in una fonte di ulteriore sofferenza per interi nuclei familiari già in condizioni di precarietà.




