Famiglie al freddo a Milano, le dure operazioni di polizia che dividono la città
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Redazione Interno
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Il freddo che inizia a stringere Milano trova, in alcuni quartieri della periferia, un'eco più cruda del solito. Da ottobre, infatti, una serie di operazioni di polizia, coordinate dalla Prefettura e presentate come azioni di contrasto all'illegalità, hanno assunto contorni che hanno spinto diversi osservatori a parlare di metodi autoritari e di una preoccupante escalation muscolare. La prima si è consumata il 22 ottobre nella popolare piazza Selinunte, a San Siro; la seconda il 20 novembre in via degli Apuli, al Giambellino; l'ultima, e forse la più dura, ha avuto luogo martedì mattina nelle torri Aler di via Quarti, a Baggio. Ciascuna di queste azioni ha visto un dispiegamento imponente di forze dell'ordine, accompagnato da identificazioni di massa – che hanno coinvolto, per fare due esempi, 500 persone al Giambellino e 628 a Baggio –, da denunce, da controlli minuziosi nei negozi gestiti da stranieri e da irruzioni casa per casa.
La procedura che ha lasciato senza utenze
È proprio a Baggio, tuttavia, che l'operazione ha toccato il suo apice, determinando una situazione di grave disagio per numerosi nuclei familiari. Oltre agli sgomberi di una ventina di appartamenti e al taglio degli allacci abusivi, l'intervento ha comportato la sospensione delle forniture di luce e gas in quasi cinquanta unità abitative. Molte di queste, come è emerso dalle prime testimonianze, erano occupate da famiglie con bambini piccoli o da persone affette da disabilità o altre fragilità, le quali si sono così ritrovate, da un momento all'altro, senza riscaldamento e senza energia elettrica in piena stagione invernale. Alcune di loro hanno dovuto cercare un riparo di fortuna in strutture di accoglienza parrocchiali, mostrando un volto di emergenza umanitaria inatteso per una grande metropoli.
Le voci critiche dalla società civile e dalle istituzioni
La modalità dell'intervento, giudicata da più parti sproporzionata, ha sollevato un coro di proteste e di allarme. Giovanni Carenza, portavoce dell'Unione Inquilini Milano, ha lanciato un appello chiaro al sindaco, chiedendo un immediato ripristino delle utenze e l'intervento della protezione civile per assistere quanti sono stati colpiti dalle misure. Anche dall'interno del Palazzo si sono levate voci dissonanti: l'assessore comunale al Welfare, Lamberto Bertolè, pur non contestando la necessità di agire contro le occupazioni abusive, ha denunciato con forza «l'assenza di programmazione» e la mancanza di tutele per i soggetti più vulnerabili. «Hanno fatto i forti con i deboli», ha dichiarato Bertolè, sottolineando come «la legalità non si ripristina lasciando le persone fragili al buio» e senza il necessario coinvolgimento dei servizi sociali.
Lo sconcerto per le conseguenze sugli inquilini in regola
A rendere più complesso il quadro contribuisce la testimonianza di don Giuseppe Nichetti, parroco di Sant’Apollinare e Sant’Anselmo a Baggio, il quale ha espresso tutto il suo «sconcerto» per quanto accaduto. Il religioso ha posto l'accento su una conseguenza paradossale dell'operazione: a subire il distacco delle utenze, infatti, non sono stati soltanto coloro che si erano allacciati illegalmente, ma anche famiglie che, pur versando regolarmente l'affitto, si sono ritrovate coinvolte nella misura collettiva. «Sono rimaste senza luce e gas anche famiglie che pagano l'affitto e hanno diritto di vivere in un contesto civile», ha rimarcato don Nichetti, descrivendo un intervento che, nel suo impatto indiscriminato, ha finito per danneggiare indiscriminatamente un'intera sezione di popolazione. Il terzo settore, dinanzi a questi episodi, ha quindi formalmente chiesto un confronto urgente con il Prefetto, mentre la città si interroga sulle proporzioni di una strategia che sembra mescolare, in maniera difficilmente scindibile, sicurezza e emergenza sociale.




