Re Carlo fa il Gattopardo: tagli ai privilegi e una legge per rimuovere Andrea dalla successione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tenuta di Sandringham, sterminata proprietà privata della corona nel Norfolk, è stata scenograficamente teatro giovedì scorso di un blitz senza precedenti: uomini della Thames Valley Police, a bordo di veicoli privi di insegne, hanno prelevato Andrew Mountbatten-Windsor, fratello minore di re Carlo e da tempo spogliato dei titoli, per condurlo in una cella di sicurezza dove avrebbe trascorso dodici ore di interrogatorio. L’accusa, formalmente, è quella di “condotta illecita nell’esercizio di una funzione pubblica” -2-5. Un capo d’imputazione che affonda le radici nei cosiddetti Epstein Files, i milioni di pagine di documenti desecretati negli Stati Uniti che hanno riportato alla luce i dettagli di un sodalizio, quello tra il rampollo dei Windsor e il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, che la famiglia reale aveva cercato di mettere tra parentesi già nel 2022, quando Andrea fu costretto a ritirarsi dalla vita pubblica -7-8.

Ma la strategia del Gattopardo, quella di un cambiamento apparente per preservare l’essenza della monarchia, che Carlo III aveva perseguito con cautela sin dai tempi in cui era principe erede, assecondato dalla regina Elisabetta e dal figlio William, si scontra ora con una realtà giudiziaria ben più ingombrante. Le indagini non si concentrano più solo sulle frequentazioni moralmente riprovevoli dell’ex duca di York, bensì su un presunto scambio di informazioni riservate – avvenuto tra il 2010 e il 2011 attraverso email e documenti – quando Andrea ricopriva l’incarico di emissario speciale del governo britannico per il commercio estero e gli investimenti, un ruolo che gli garantiva accesso a dossier sensibili e contatti ad altissimo livello, in particolare in Asia -1-3. Le rivelazioni contenute nei file, tra cui fotografie che lo ritraggono in Cina durante una missione ufficiale insieme a persone vicine alla cerchia di Epstein, hanno aperto un fronte investigativo che ora coinvolge non meno di otto dipartimenti di polizia britannici, al lavoro per accertare se vi sia stato un utilizzo distorto delle funzioni pubbliche a beneficio del finanziere americano e se, durante quei viaggi, siano state violate le procedure di sicurezza o agevolati interessi privati -3-8.

Un provvedimento legislativo ad hoc per cancellare il diritto di sangue

Mentre la macchina investigativa setaccia il Royal Lodge nel Berkshire, l’ex residenza di Andrea già oggetto di perquisizione, e analizza i piani di volo dei celebri aerei privati di Epstein atterrati nel Regno Unito, l’onda d’urto dello scandalo ha raggiunto i gangli del potere politico -1-2. Il governo laburista guidato da Keir Starmer, secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, starebbe seriamente valutando l’introduzione di una legge ad hoc, un provvedimento senza precedenti nella storia moderna del Paese, volto a rimuovere Andrew Mountbatten-Windsor dalla linea di successione al trono -1-9. Un atto estremo, reso necessario dal fatto che per cancellare un diritto di sangue non basta un decreto reale – che Carlo aveva già utilizzato per allontanare il fratello dagli incarichi e dalle residenze di lusso – ma occorre un intervento diretto del Parlamento, con un dibattito che, paradossalmente, rischia di gettare ulteriore imbarazzo sull’istituzione monarchica. L’ultima volta che un membro della famiglia reale fu rimosso dalla successione con un atto legislativo risale al 1936, quando Edoardo VIII abdicò -9.

La pressione dell’opinione pubblica, cristallizzata in un sondaggio che vede l’82% dei britannici favorevole alla rimozione dell’indagato, si unisce alle sollecitazioni che arrivano da più parti politiche: dai Liberal Democratici al Partito Nazionale Scozzese, fino a esponenti conservatori, tutti convergono sulla necessità di evitare che un uomo sotto inchiesta per fatti così gravi possa, per quanto remota sia l’eventualità, un giorno ascendere al trono -1-9. La reazione di Carlo III, peraltro, è apparsa fin da subito improntata a una gelida determinazione: una nota diffusa da Buckingham Palace, in cui il sovrano dichiarava che “la giustizia deve fare il suo corso”, è stata accompagnata dalla garanzia di piena cooperazione con le autorità, un messaggio inequivocabile di distacco da un fratello che, ai tempi del regno della madre, godeva di una posizione privilegiata e di uffici all’interno dello stesso palazzo reale -1-8.

Perquisizioni a tappeto e il nodo delle coperture del passato

L’inchiesta, come spesso accade in questi casi, non si limita a scavare nel presente ma allarga il suo sguardo al passato, alimentando interrogativi su eventuali omissioni e complicità che potrebbero aver protetto per anni l’ex principe. Gli investigatori della Thames Valley Police, coadiuvati da Scotland Yard, stanno interrogando anche alcuni agenti della Royalty and Specialist Protection, il scelto che si occupa della sicurezza dei reali, per capire come fosse possibile che, durante gli anni in cui Andrea frequentava Epstein, ragazze molto giovani arrivassero a bordo del Lolita Express e venissero accolte addirittura a Buckingham Palace, dove il duca aveva un ufficio -1. La sensazione, palpabile nei corridoi del potere e tra le pagine dei quotidiani londinesi, è che l’arresto del 19 febbraio, avvenuto peraltro il giorno del sessantaseiesimo compleanno di Andrea, rappresenti solo la punta di un iceberg fatto di relazioni pericolose, scambi di favori e informazioni, e di un sistema di impunità che ora, forse, mostra le prime crepe -1-8.

L’ex premier Gordon Brown, secondo quanto riferito da alcune agenzie, avrebbe consegnato agli inquirenti un memorandum di cinque pagine contenente ulteriori dettagli sui collegamenti internazionali della rete di Epstein, mentre negli Stati Uniti non manca chi, come esponenti del Partito Democratico, sottolinea l’evidente contrasto tra la solerzia delle autorità britanniche nel perseguire un membro della famiglia reale e la riluttanza mostrata, secondo loro, dall’amministrazione Trump nel fare piena luce sul ruolo di alcuni cittadini americani coinvolti nella vicenda -2-5. Il presidente americano, dal canto suo, ha commentato l’accaduto definendolo un “male per la famiglia reale” e mostrando solidarietà a Carlo III, definito “un uomo fantastico” -8. Nel frattempo, la vita pubblica della monarchia tenta di proseguire il suo corso: Carlo e la regina Camilla hanno partecipato all’apertura della London Fashion Week, accolti da applausi ma anche da qualche inevitabile contestazione, mentre il principe William, erede al trono, mantiene una linea di rigoroso distacco, consapevole che il futuro della corona dipende anche dalla capacità di tagliare definitivamente i ponti con il passato rappresentato dallo zio -4-8.

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