Il governo britannico studia una legge per rimuovere Andrea dalla linea di successione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’immagine di Andrew Mountbatten-Windsor, con il volto segnato e lo sguardo perso nel vuoto mentre lascia la stazione di polizia di Aylsham dopo undici ore di detenzione, rischia di diventare l’istantanea di una monarchia che arranca. Quel fermo, avvenuto nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno, non rappresenta soltanto un primato storico – è la prima volta che un figlio di un sovrano finisce in cella – ma potrebbe innescare un terremoto costituzionale le cui scosse si avvertono già nelle stanze di Westminster -6. L’esecutivo laburista guidato da Keir Starmer, secondo quanto riferiscono fonti di governo citate dalla stampa britannica, starebbe valutando la possibilità di introdurre una legislazione ad personam per cancellare una volta per tutte il nome del terzogenito di Elisabetta II dalla linea di successione -1-4.

Si tratta di un provvedimento che non ha precedenti nella storia moderna del Regno Unito, se si esclude il caso di Edoardo VIII nel 1936, quando l’abdicazione impose una soluzione parlamentare per ridefinire l’ordine dinastico -5. Andrea, nonostante abbia perso i titoli di principe e duca di York nell’ottobre del 2025 per volontà del fratello Carlo III, risulta ancora formalmente l’ottavo in linea per il trono -3-4. Una posizione puramente teorica, certo, visto che davanti a lui ci sono il principe e la principessa di Galles con i loro tre figli e persino il principe Harry con i due eredi, ma pur sempre una posizione che il governo intende ora cancellare con un atto del Parlamento. Il nodo, tuttavia, è più complesso di quanto appaia: qualsiasi modifica alle regole di successione necessita del consenso formale di tutti i reami del Commonwealth che riconoscono Carlo III come proprio sovrano, un passaggio diplomatico non privo di insidie in un momento storico in cui le spinte repubblicane in Australia e nei Caraibi si fanno sempre più pressanti -1-5.

Le indagini e il fascicolo che si allarga

L’arresto di Mountbatten-Windsor, che ha trascorso quasi mezza giornata in una cella di massima sicurezza prima di essere rilasciato sotto inchiesta, è avvenuto al culmine di un’operazione coordinata che ha visto coinvolte nove forze di polizia -6-10. L’accusa, al momento, è quella di misconduct in public office, una sorta di abuso d’ufficio aggravato che si riferisce al periodo in cui l’ex duca ricopriva l’incarico di inviato speciale per il commercio e gli investimenti. Secondo i documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia americano e pubblicati nelle scorse settimane, emergerebbe un fitto scambio di corrispondenza riservata con Jeffrey Epstein: in una email del novembre 2010, Andrea avrebbe inoltrato al finanziere pedofilo un rapporto sulle sue missioni a Hong Kong, Vietnam e Singapore appena cinque minuti dopo averlo ricevuto dal suo allora consigliere speciale -2-7.

Gli investigatori della Thames Valley, supportati da Scotland Yard, stanno setacciando il Royal Lodge nel Berkshire, l’ex residenza ufficiale di Andrea da cui è stato sfrattato lo scorso autunno, e hanno già concluso le perquisizioni nella tenuta di Sandringham, dove attualmente vive in una dimora provvisoria -1-10. Ma il perimetro dell’inchiesta si sta allargando: non si tratta più soltanto della condivisione di informazioni sensibili, che di per sé potrebbe configurare una violazione dell’Official Secrets Act, ma anche di un filone investigativo ben più grave che riguarda il traffico di minori a fini sessuali. La polizia metropolitana ha lanciato un appello agli ex agenti della scorta che hanno protetto il principe negli anni duemila, chiedendo loro di riferire qualsiasi episodio potesse essere rilevante, e sta collaborando con le autorità statunitensi per accertare se gli aeroporti londinesi siano stati utilizzati come snodo per il trasporto di ragazze destinate a Epstein -8-4.

Le perquisizioni e il nodo giuridico

Mentre le perquisizioni proseguono senza sosta – fonti vicine all’inchiesta riferiscono che gli agenti stanno esaminando con attenzione computer e documenti cartacei – a Buckingham Palace si consuma un’altra, silenziosa, battaglia. Carlo III ha rotto il riserbo con una nota gelida in cui afferma che «la giustizia deve fare il suo corso», promettendo piena cooperazione alle autorità, e ha compiuto scelte drastiche nei confronti del fratello minore togliendogli tutto ciò che poteva: i titoli, gli incarichi onorifici, la residenza e persino il grado di vice ammiraglio, riducendolo a semplice comandante a riposo -3-6. Ma il sovrano non ha il potere di espellerlo dalla successione: quello, come spiegato, è un privilegio che appartiene al Parlamento -9.

Il governo laburista, che inizialmente aveva frenato sulle pressioni dei liberal democratici e di alcuni conservatori per non aprire un fronte istituzionale delicato, si trova ora costretto a muoversi. L’arresto ha cambiato le carte in tavola: l’82 per cento dei britannici, secondo un sondaggio YouGov, sarebbe favorevole a una legge che impedisca ad Andrea di poter mai indossare la corona, e la pressione mediatica è diventata insostenibile -5. Il segretario capo al Tesoro James Murray, intervistato da Sky News, non ha smentito ma ha precisato che il governo non intende intervenire finché l’indagine penale non sarà conclusa: «Stiamo valutando ogni ulteriore passo che potrebbe rendersi necessario, e non escludiamo nulla, ma in questa fase sarebbe inappropriato procedere» -4.

Le ramificazioni internazionali dello scandalo

Oltre alla complessità costituzionale interna, esiste una variabile internazionale che rende l’operazione ancora più delicata. I quattordici paesi del Commonwealth che hanno Carlo come capo di Stato – dall’Australia al Canada, dalla Giamaica alle Bahamas – dovrebbero ratificare la modifica, e non è affatto scontato che lo facciano senza sollevare obiezioni -1-4. In Canada e nei Caraibi, i movimenti repubblicani hanno guadagnato terreno negli ultimi anni, e uno spiraglio parlamentare potrebbe offrire l’occasione per riaprire il dibattito sull’opportunità di mantenere un legame così stretto con la corona britannica. Intanto, a Westminster, i backbenchers di più partiti premono perché il governo acceleri, mentre l’opposizione ufficiale attende di vedere il testo che verrà proposto -5.

Non va dimenticato, inoltre, che il nome di Andrea è emerso anche in relazione a presunti ingressi a Buckingham Palace di giovani donne accompagnate a bordo del Lolita Express, il jet privato di Epstein: alcune di loro, secondo le ricostruzioni giornalistiche del Sun basate sugli Epstein Files, sarebbero state introdotte a corte con il nome in codice di Mrs Windsor mentre la regina Elisabetta si trovava a Balmoral, in un’epoca in cui il principe era ancora un membro attivo della famiglia reale -7. L’ex primo ministro Gordon Brown ha definito quanto sta emergendo «lo scandalo più grande di tutti», esortando gli investigatori a non limitarsi al capitolo dell’abuso d’ufficio ma ad aprire un fascicolo a tutto campo sul traffico sessuale -7.

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