Torino-Venezia 1-1: Vlasic riacciuffa i lagunari, ma il pareggio lascia amarezza

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un risultato che sa di poco per entrambe, quello che si è consumato all’Olimpico di Torino, dove granata e veneti hanno diviso la posta in un match in cui le occasioni non sono mancate, ma le defaillance difensive hanno pesato più dei meriti. Il Venezia, reduce da una serie di prestazioni opache, ha trovato il vantaggio con Kike Perez – al suo primo gol in Italia – ma non è riuscito a gestire il vantaggio, complice un rigore concesso ai padroni di casa e trasformato da Nikola Vlasic. Una rete che ha riacceso la partita dopo il malore, per fortuna senza conseguenze, dell’ex granata Paolo Vanoli, ora alla guida tecnica dei lagunari.

La prima frazione di gioco era stata dominata dalle incertezze difensive del Venezia, con Walukiewicz protagonista in negativo: passaggi sbagliati, incertezze e un intervento al limite del fallo, fortunatamente sanzionato come fuorigioco. Sul versante opposto, Elmas si è dimostrato il più pericoloso per i veneti, riuscendo a farsi valere in area e procurando il rigore decisivo. Al contrario, Sanabria è apparso invisibile, quasi assente dal gioco, lasciando che la manovra offensiva del Torino si arenasse più volte.

Tra i pali, Milinkovic-Savic non ha brillato: sul gol annullato ai veneti, il portiere granata è stato salvato prima da un palo e poi dalla sua stessa schiena, mentre sul vantaggio di Perez ha mostrato un’uscita non impeccabile. Maripan, di solito affidabile, ha lasciato troppo spazio all’avversario nell’azione del gol, per poi parzialmente redimersi con un intervento decisivo su Gytkjaer nel finale.

La rabbia di Di Francesco, esplosa a fine partita, ha trovato terreno fertile nell’episodio del rigore concesso al Torino, giudicato dal tecnico veneto come l’ennesima decisione sfavorevole in una stagione costellata di polemiche arbitrali. "Gli episodi vanno sempre nella stessa direzione, ed è la nostra", ha sbottato, lasciando trasparire tutta la frustrazione per un punto che, seppur prezioso, non basta a risollevare una classifica sempre più complicata.

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