Dubai, italiani in fuga? Non gli influencer: "Chi ci vuole tornare in Italia?"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il paradosso, in questi giorni di tensione che dagli Emirati Arabi si riverbera fino all’Occidente, sta tutto nello scollamento tra ciò che i social mostrano e ciò che invece accade sul terreno, o meglio nei cieli solcati da missili e droni. Mentre l’Iran lanciava i suoi attacchi e le difese emiratine intercettavano, con un tasso di successo dichiarato altissimo, gran parte dei 137 missili balistici e dei 209 droni diretti contro obiettivi nel paese, una parte consistente della comunità italiana — quella degli expat, degli imprenditori digitali e, soprattutto, degli influencer — si affannava a mostrare una realtà parallela. Si moltiplicavano, infatti, le storie Instagram e i video Tiktok con spiagge affollate, locali alla moda e lo skyline inconfondibile di Dubai illuminato a giorno, quasi a voler esorcizzare la paura, cercando di rassicurare follower e, verosimilmente, investitori.

L’immagine di una città che continua a vivere, imperterrita e lussuosa, si scontra però con i bollettini ufficiali e con le misure restrittive. Le autorità degli Emirati, attraverso il Dubai Media Office, hanno diffuso comunicati in cui si invitava la popolazione a non diffondere voci e informazioni non verificate, ribadendo che pubblicare contenuti provenienti da fonti non accreditate costituisce un reato secondo la legislazione nazionale sulla cybersicurezza. Ecco allora che il racconto social degli italiani a Dubai si tinge di tonalità agiografiche nei confronti della monarchia: video di sheikh che passeggiano tranquilli nei centri commerciali diventano virali, nel tentativo di proiettare un’idea di stabilità e controllo ferreo. Una narrazione, questa, che stride con le immagini delle code agli aeroporti — quello di Dubai ha subito danni e quattro feriti in un attacco — e con la sospensione della maggior parte dei voli commerciali, bloccati almeno fino al 7 marzo, che ha trasformato la città in una trappola dorata per migliaia di turisti.

Eppure, non tutti gli italiani sembrano voler giocare a questo gioco di specchi. Tra le decine di migliaia di connazionali residenti o in transito, qualcuno ha fatto una scelta diversa, più intima e meno urlata sui social, ma non per questo meno significativa. Federica Silenzi, imprenditrice digitale marchigiana nota come "LaFederica", ha optato per il rientro in Italia dopo aver valutato la situazione. Inizialmente, come ha raccontato lei stessa, appariva serena e rassicurava amici e parenti sul fatto che a Dubai fosse tutto tranquillo e non ci fosse alcun pericolo imminente. Ma nella notte tra mercoledì e giovedì la percezione è mutata, spingendola a una decisione drastica per evitare di rimanere bloccata in un eventuale e ulteriore inasprimento del conflitto. Lasciata Dubai alla volta di Muscat, in Oman, ha affrontato un viaggio di rientro lungo e costosissimo, con tariffe aeree schizzate alle stelle a causa della richiesta improvvisa. “Prevedo un viaggio super costoso e lunghissimo”, ha spiegato ai follower, “se tutto va bene riuscirò a tornare tra due o tre giorni”.

La sua scelta, documentata passo dopo passo, ha scatenato le ire di una parte del web. In molti, infatti, hanno ipotizzato che i costi del volo fossero a carico dello Stato italiano, ovvero dei contribuenti. Una polemica alla quale la creator ha risposto con durezza, quasi con rabbia, smentendo categoricamente l’ipotesi di rimpatri agevolati o voli di Stato: “Smettetela di dire che pagano i contribuenti, i soldi sono i miei”. Ha spiegato come ogni spesa, dai trasporti privati verso il confine dell’Oman ai biglietti aerei, fosse interamente a suo carico, ribadendo un concetto che sembra ovvio ma che in questi frangenti tende a offuscarsi: quello della responsabilità individuale. La stanchezza, nei suoi video, era evidente, ma la determinazione a rientrare dalla famiglia a Fermo era prioritaria, sebbene con un groppo in gola, perché, come ha detto, “Dubai ormai è casa. Vivo qui da sei anni e ho investito tutto”.

La rabbia di BigMama e i costi proibitivi della fuga

Se Federica Silenzi ha potuto organizzare un rientro autonomo passando per l’Oman, per altri italiani la situazione è stata molto più complessa e traumatica. La rapper BigMama, bloccata in un hotel di Dubai con la sua ragazza e decine di altri connazionali, ha vissuto ore di autentica paura. Il suo aereo, partito dalle Maldive il 28 febbraio, è stato dirottato a Fujairah a causa della chiusura dell’aeroporto di Dubai, e i passeggeri sono stati trasferiti in pullman in un hotel dell’emirato. Appena entrata in camera, il boato di un missile intercettato sopra l’albergo l’ha fatta fuggire nell’atrio, dove ha vegliato per giorni con gli altri italiani, ascoltando esplosioni e imparando a conoscere il funzionamento dello scudo anti-missile, unico baluardo contro una minesta invisibile e costante. Al rientro, pagato di tasca propria come tiene a sottolineare, è stata bersagliata dagli hater che l’hanno accusata di chiedere aiuto a un governo che in passato aveva criticato. “Sono una cittadina italiana con residenza a Milano e pago le tasse”, ha risposto, “ho anche io diritto di chiedere aiuto, se serve, a prescindere dai miei ideali politici”.

Il suo sfogo social, lungo e dettagliato, mette in luce una verità scomoda: il “paradiso” di Dubai, sotto attacco, ha smesso di essere un luogo sicuro per chi non ha mezzi illimitati. Perché se è vero che molti influencer continuano a postare immagini di vita normale, è altrettanto vero che il costo per abbandonare la città ha raggiunto cifre folli. Le evacuazioni private, secondo quanto riportato dal Financial Times e ripreso da alcune analisi, hanno toccato punte di 250.000 dollari per volo. Con gli scali civili paralizzati e i premi assicurativi per “rischio guerra” alle stelle, la città si è divisa in due: da una parte chi può permettersi un jet privato per fuggire verso l’Oman o l’Europa, dall’altra chi, turista o expat con meno disponibilità, resta bloccato a guardare quei video su Instagram che mostrano una normalità inesistente, forse nell’attesa che la situazione si risolva o che i prezzi dei voli commerciali, quando riprenderanno, diventano meno proibitivi. Gli Emirati Arabi, nel frattempo, hanno annunciato che si faranno carico delle spese di vitto e alloggio per i passeggeri rimasti bloccati, una mossa per tamponare l’emergenza e tentare di salvare un’immagine, quella di hub sicuro e accogliente, messa a dura prova dalle cronache di guerra.

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