Lo stato delle cose sospeso, Giletti contro la Rai: «Tagli per budget» e la replica sui «due extra»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si intitolava, anzi, intitolava, “Lo stato delle cose”: un imperfetto che racconta già molto della vicenda, quella che vede contrapposti Massimo Giletti e la Rai dopo la sospensione del programma di approfondimento in onda su Rai 3. L’ultima puntata è andata in scena lunedì 13 aprile, e da allora il conduttore non ha fatto mistero del proprio malumore, alimentato dalla cancellazione di sette puntate che avrebbero dovuto completare la stagione. Giletti, lo ha fatto senza mezzi termini anche in diretta, ha lanciato più di una frecciata all’azienda, parlando esplicitamente di una decisione dettata da ragioni di “budget”. Parole, le sue, che non sono certo passate inosservate ai vertici di Viale Mazzini, i quali hanno risposto per le rime attraverso una nota del direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini.
Un ascolto da 1,2 milioni e la doccia fredda della sospensione
Il dato, va detto, è tutt’altro che secondario: l’ultima puntata del programma ha raccolto 1.220.000 spettatori, con uno share dell’8,1 per cento. Numeri, questi, che per un contenitore di approfondimento sul terzo canale rappresentano un risultato più che positivo, quasi sorprendente se si considera il contesto attuale dell’informazione televisiva. Eppure, nonostante l’audience favorevole, la direzione ha optato per la chiusura anticipata. Una scelta che Giletti ha definito incomprensibile, alimentando sui propri canali social un vespaio di reazioni da parte del pubblico – molte delle quali incentrate sul tema del canone, con spettatori che si chiedono a cosa serva pagarlo se poi i programmi di successo vengono accantonati. La Rai, da parte sua, ha replicato ricordando un dettaglio non trascurabile: la durata della trasmissione, compreso il giorno di messa in onda, era stata concordata con il conduttore sin dall’inizio della stagione televisiva. Non solo, l’azienda ha anche sottolineato come il programma abbia beneficiato di “due puntate in più” rispetto a quanto inizialmente previsto.
Il braccio di ferro sulla durata e le precisazioni di Corsini
La replica del direttore Paolo Corsini, in particolare, ha cercato di ridimensionare la narrazione di Giletti, mettendo nero su bianco un fatto: la programmazione non è stata interrotta a sorpresa, bensì si è semplicemente conclusa dopo aver rispettato – e anzi superato – gli impegni presi in fase di accordo. Una versione, quella dell’azienda, che contrasta apertamente con l’idea di un taglio lineare per motivi economici, anche se il riferimento al budget rimane sullo sfondo come una delle variabili possibili nelle scelte di palinsesto. Giletti, dal canto suo, non ha ritirato di un millimetro le proprie critiche, e il clima all’interno di Viale Mazzini si è fatto rapidamente tesissimo. Tanto che, come riportano diverse fonti, il rinnovo del contratto del conduttore non sarebbe affatto scontato, e il futuro della sua presenza in Rai appare appeso a un equilibrio sempre più fragile.
Palinsesti autunnali già caldi e il futuro di Giletti in bilico
Non solo “Lo stato delle cose”, del resto: l’intera architettura dei palinsesti autunnali è al centro di indiscrezioni che vedrebbero possibili addii, novità e scelte ancora tutte da definire – si parla, tanto per fare un esempio, anche di possibili nomi per la conduzione di “Domenica In” e naturalmente del Festival di Sanremo, sebbene si tratti ancora di ipotesi non confermate. Quello che appare ormai chiaro, però, è che la frattura tra Giletti e i vertici si è allargata a tal punto da mettere in discussione la loro stessa relazione professionale. Il conduttore, dal canto suo, continua a non nascondere il proprio disappunto, e lo fa con un piglio che lascia intendere come la partita, più che chiusa, sia soltanto entrata in una fase nuova. La Rai, intanto, tiene il punto sulla versione degli accordi stagionali, e lo scontro pubblico – fatto di dichiarazioni, precisazioni e frecciate incrociate – non accenna a placarsi.




