Francia, il governo verso la crisi: Bayrou chiede la fiducia, l’8 settembre la probabile caduta
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Redazione Esteri
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François Bayrou, il cui pallore tradisce un’estate trascorsa a fronteggiare emergenze piuttosto che a riposare, ha di fatto appoggiato la testa sulla ghigliottina, fissando per l’8 settembre – data in cui il Parlamento, convocato in seduta straordinaria, tornerà a riunirsi – il voto di fiducia sul suo esecutivo. Un rito non frequente nella tradizione politica francese, che il premier affronta con apparente stoicismo, pur sapendo che, stando alle dichiarazioni dei partiti, i numeri per ottenere quel vito cruciale potrebbero non esserci. La posta in gioco, come lui stesso ha dichiarato in conferenza stampa con i ministri schierati al suo fianco, è altissima: la “grave situazione finanziaria” del Paese, che richiede una manovra basata su drastici tagli di bilancio per affrontare la montagna di debito pubblico.
La mossa, concordata con il presidente Emmanuel Macron – reduce dalla sua pausa estiva a Bregançon –, rappresenta un calcolato quanto pericoloso tentativo di forzare la mano a un’Assemblea nazionale frammentata e riottosa, chiamata a esprimersi su misure di austerità che si preannunciano impopolari e dolorose. È proprio la necessità di affrontare quella che viene descritta come la sfida più grande per la Francia, ovvero la riduzione del debito, a spingere l’esecutivo verso questa prova di forza, nella consapevolezza che un fallimento aprirebbe una crisi di governo di profonda portata.
Mentre il governo prepara la sua dichiarazione di politica generale, un nuovo movimento di protesta, che alcuni osservatori interpretano come l’erede dei gilet gialli, si organizza sui social network per il 10 settembre, proponendo una giornata di serrata generale sotto lo slogan “Blocchiamo la Francia!”. La potenza di un messaggio che si diffonde online si fonde con la rabbia per un potere d’acquisto sempre più eroso, trasformando la “rentrée” in un momento di potenziale conflitto sociale. “Siamo spremuti come limoni” e “fermiamo questa macchina che ci sta schiacciando” sono i cori che risuonano nei blog e nei forum, annunciando un passaggio all’azione contro quella che viene percepita come l’ennesima manovra finanziaria vessatoria.




