La crisi di governo francese e il voto di fiducia per Bayrou

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il ministro dell’Economia, Lombard, si dichiara ottimista escludendo il rischio di una crisi finanziaria, il primo ministro francese François Bayrou ha inaspettatamente annunciato che l’8 settembre chiederà la fiducia sul suo impopolare piano di tagli al bilancio. Una mossa, questa, che – sebbene formalmente incentrata sulla manovra economica – rivela in controluce una ben più profonda instabilità politica, la cui posta in gioco ultima è la credibilità stessa del presidente Emmanuel Macron.

All’Eliseo, nonostante le rassicurazioni ufficiali, si respira un’aria sempre più tesa. Macron, che un tempo impersonava la modernità europea e catalizzava il consenso di una classe dirigente desiderosa di rinnovamento, appare oggi come un sovrano isolato. Abbandonato da molti dei suoi alleati e con un consenso popolare in netto calo, il suo progetto politico mostra crepe sempre più vistose, tanto che alcuni osservatori parlano ormai apertamente di un “re nudo”.

La data dell’8 settembre, carica di significati per la storia italiana, potrebbe dunque segnare un destino analogo per la Francia. In quell’occasione, destra e sinistra potrebbero convergere in un voto compatto contro l’esecutivo, costringendo Bayrou a dimettersi dopo appena otto mesi dalla sua nomina. Un esito che, sebbene non scontato, aprirebbe una fase di grande incertezza istituzionale.

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