Addio a Nicola Colombo, il presidente che comprò il Monza all’asta fallimentare

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notizia, filtrata nella giornata di oggi attraverso un comunicato ufficiale dell’AC Monza, ha restituito il profilo di un imprenditore brianzolo – classe 1968, figlio di quel Felice Colombo che presiedette il Milan tra la fine degli anni Settanta – la cui parabola dirigistica si è intrecciata in modo indelebile con le sorti di un club ultracentenario. Nicola Colombo, morto a 57 anni a sole quarantotto ore dal suo compleanno (ne avrebbe compiuti 58 domenica 10 maggio), era malato da tempo; eppure, il suo lascito più concreto resta aver strappato il calcio monzese da un baratro giudiziario che sembrava ineluttabile.

L’asta del 2015 e la rinascita tra i professionisti

C’è stato un momento, nell’estate del 2015, in cui il tribunale fallimentare aveva già messo i sigilli a una storia ultracentenaria: aste deserte, creditori in attesa, tifosi rassegnati a un futuro senza calcio. Fu in quello scenario, da molti definito senza uscita, che Colombo rilevò l’A.C. Monza Brianza il 2 luglio di quell’anno. Lo fece con la determinazione di chi non considerava il fallimento una condanna definitiva, bensì un incidente di percorso. Da quell’operazione – condotta attraverso la propria realtà imprenditoriale, la Smir di Bellusco – nacque la società attuale, l’embrione del Monza 1912 che avrebbe ripreso il cammino tra i dilettanti per risalire con una rapidità inaspettata.

La promozione in Lega Pro e lo scudetto di Serie D

Sotto la sua presidenza, durata tre anni fino al 2018, il club biancorosso non si limitò a sopravvivere. Vinse il girone B di Serie D nel campionato 2016-2017 con un ruolino di marcia impressionante: 80 punti conquistati, promozione diretta in Lega Pro e persino lo scudetto tricolore di categoria. Un risultato, quest’ultimo, che valicava i confini locali e restituiva dignità a una piazza storicamente legata al calcio. Lui, Colombo, non era un dirigente qualsiasi: era l’uomo che aveva rimesso in piedi i pezzi di un mosaico frantumato, e lo aveva fatto con i propri mezzi, senza attendere cordate o salvataggi esterni.

Il passaggio a Fininvest e la gratitudine di Galliani

Nel 2018, dopo aver consolidato la struttura sportiva e aver riconsegnato il Monza al calcio professionistico, passò la mano a Fininvest. Quel passaggio – che avrebbe poi aperto le porte a investimenti più si e, negli anni seguenti, a una miracolosa scalata verso la Serie A – non cancellò il debito di riconoscenza nei suoi confronti. Lo dimostra il saluto, definito da più parti commovente, dell’attuale amministratore delegato e vecchia conoscenza del calcio italiano: un ringraziamento asciutto ma pesante, privo di retorica, che ha restituito l’importanza di quel primo gesto compiuto nell’estate 2015. Per molti tifosi biancorossi, la memoria di Nicola Colombo resterà scolpita nel giorno in cui il fallimento non fu più una parola definitiva, ma soltanto un capitolo chiuso.

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