Furto al Louvre, i gioielli di Napoleone trafugati in sette minuti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Un video, pubblicato sui social network soltanto a settembre, mostrava i preziosi custoditi nella Galerie d’Apollon del Louvre di Parigi, pochi giorni prima che il colpo, pianificato con una meticolosità che ricorda le sceneggiature più audaci, si consumasse nella mattinata di domenica. Quattro uomini, che indossavano abiti da operai e si muovevano con un’azione rapida e coordinata, hanno fatto irruzione nella sala, approfittando di quelle che, da tempo, vengono denunciate come gravi lacune nel sistema di sicurezza del museo più visitato al mondo. I ladri, servendosi di un montacarichi per raggiungere la galleria, hanno infranto le teche e hanno prelevato nove pezzi di inestimabile valore appartenuti a Napoleone e all’imperatrice, tra i quali spiccavano collane, orecchini, corone e una spilla, per poi dileguarsi nel giro di sette minuti soltanto, un lasso di tempo che da solo racconta la vulnerabilità dell’apparato difensivo.
Le dinamiche di un colpo da film
La rapina, che ha dell’incredibile per la sua esecuzione in pieno giorno e in un luogo simbolo come il Louvre, ha visto i malviventi agire con una precisione che ha lasciato sbigottiti. Travestiti in modo da non destare sospetti, hanno utilizzato un montacarichi al posto di una scala, hanno forzato le protezioni e hanno raccolto il bottino in una borsa, per poi svanire nel nulla. Due dei gioielli sottratti, come è stato reso noto in seguito, sono stati ritrovati; tra questi, la corona dell’Imperatrice Eugenia, la quale, tuttavia, ha riportato dei danni durante la vicenda, un particolare che aggiunge una nota di gravità a un furto già di per sé scioccante.
Un disastro annunciato
Quello che è accaduto, però, non può essere considerato un evento imprevedibile, poiché documenti e segnalazioni avevano più volte messo in luce le falle presenti nel sistema di sorveglianza del museo. Si parlava, infatti, di sale non sufficientemente coperte da impianti di videosorveglianza – “solo una su tre ha le telecamere”, si sottolineava – e persino l’ala che ospita la Gioconda era considerata a rischio. La chiusura straordinaria del museo, decisa dopo il furto, riporta alla memoria un’altra giornata di stop forzato, avvenuta in giugno a causa di uno sciopero improvviso del personale, un episodio che aveva già scoperchiato un vaso di Pandora di criticità gestionali e di sicurezza.
Il tesoro imperiale violato
Il valore dei pezzi trafugati, che costituiscono una parte significativa della collezione imperiale francese, va ben oltre la loro quotazione economica, rappresentando un frammento di storia nazionale. I gioielli, che erano esposti nella Galleria d’Apollon, raccontano un’epoca di fasti e di potere, e la loro sottrazione, sebbene parzialmente rientrata con il ritrovamento di due elementi, ha violato un patrimonio che si credeva, forse con troppa ingenuità, al sicuro. L’intera operazione, dalla preparazione alla fuga, denota una professionalità che ha saputo sfruttare ogni punto debole, trasformando sette minuti in un’eternità per la memoria collettiva.




