Il Napoli e il ritorno alla normalità: lavoro, recuperi e la pressione sulla vetta

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quattro vittorie consecutive, l’ultima delle quali arrivata venerdì sera in Sardegna con il punteggio di 1-0, rappresentano per il Napoli molto più di un semplice allungo nella corsa alla qualificazione Champions League. Quella contro il Cagliari, ostacolo insidioso per natura e per contesto, è stata la classica partita da squadra matura, vinta con un guizzo iniziale – il gol fulmineo di Scott McTominay al secondo minuto – e gestita senza patemi nella ripresa. È un successo che vale il sorpasso momentaneo ai danni del Milan in classifica, proiettando i partenopei a -6 dall’Inter capolista in attesa degli impegni delle dirette concorrenti, ma più di ogni altra cosa certifica il ritorno in quella “comfort zone” che Antonio Conte aveva indicato come condizione indispensabile per competere ai massimi livelli.

L’addio alle coppe e il lavoro a Castel Volturno

L’eliminazione prematura dalle competizioni europee, se da un lato ha rappresentato una delusione per l’ambiente, dall’altro ha restituito al tecnico leccese quella che è la sua dimensione prediletta: il lavoro quotidiano sul campo. Senza la pressione degli impegni infrasettimanali né gli stress logistici legati ai viaggi, la squadra ha potuto finalmente ritrovare una routine di allenamenti a Castel Volturno che negli ultimi mesi era venuta a mancare. I benefici di questa situazione, secondo quanto si evince dalle analisi di stampa, sono stati evidenti sul piano fisico, consentendo al gruppo di recuperare quelle energie spese nella prima parte di stagione e di ricostruire una solidità difensiva che in precedenza sembrava vacillare. La sensazione è che la squadra abbia smesso di inseguire gli eventi per ricominciare a prepararli con la dovuta attenzione, un cambio di marcia che nelle ultime uscite ha restituito un’immagine più solida e compatta rispetto ai mesi precedenti.

Rientri pesanti e il nuovo slancio

A contribuire alla ritrovata efficacia del collettivo è stato anche, e forse soprattutto, il graduale rientro dei calciatori che erano stati fermati dal lungo e variegato elenco di infortuni. La presenza contemporanea in campo, già dal primo minuto a Cagliari, di elementi come lo stesso McTominay – tornato titolare dopo uno stop di diverse settimane a causa di una tendinopatia – e Kevin De Bruyne ha offerto a Conte soluzioni che per buona parte della stagione erano state solo teoriche. Non è un caso che il gol partita porti proprio la firma dello scozzese, la cui capacità di inserirsi in area di rigore è una delle caratteristiche che il tecnico aveva maggiormente valorizzato in avvio di campionato. La loro assenza aveva costretto a continui adattamenti; il loro rientro, invece, ha restituito gerarchie e prevedibilità ai meccanismi offensivi, permettendo di gestire l’ampiezza della rosa senza ricorrere a soluzioni tampone che spesso ne avevano compromesso l’equilibrio.

L’effetto delle parole e la pressione psicologica

Al di là degli aspetti tecnici, è innegabile che nella vittoria di Cagliari abbia giocato un ruolo determinante anche la gestione della spinta emotiva. Le dichiarazioni di Antonio Conte nel post-partita, quelle in cui parlava di “mettere un po’ di pressione a chi sta davanti” e di non voler “impedire al gruppo di guardare avanti”, non sono passate inosservate. Arrivate al termine di una partita sporca, vinta con il minimo sforzo e con un pizzico di sofferenza, quelle parole hanno assunto il valore di un messaggio preciso lanciato alla corsia di sinistra della classifica. È un atteggiamento che segna una cesura rispetto al passato recente: Conte smette i panni dell’allenatore che abbassa le aspettative e indossa quelli del cacciatore, quello che intende sfruttare ogni minimo passo falso altrui per riaprire un discorso che sembrava chiuso. L’obiettivo dichiarato resta la qualificazione alla prossima Champions League, ma la modalità con cui la squadra si sta muovendo – fatta di continuità di rendimento e di una ritrovata solidità psicologica – suggerisce che le ambizioni siano destinate a spostarsi più in alto.

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