Quando è la normalità a minacciare la nostra quotidianità
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Redazione Interno
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Dietro ogni fatto di cronaca, soprattutto quelli che più scuotono l’opinione pubblica, si nasconde una domanda: quanto siamo davvero lontani da questi gesti? Le tragedie che in questi giorni hanno riempito le pagine dei giornali – il caso di Simona Cinà, il delitto della madre di Gemona, il camionista di Montevarchi – hanno un denominatore comune: l’assenza di mostri. Sono accadute in contesti ordinari, senza segnali premonitori, in luoghi che potrebbero essere i nostri. È la normalità, quella che crediamo solida e prevedibile, a rivelarsi improvvisamente fragile.
A Gemona del Friuli, dove Alessandro Venier è stato ucciso e fatto a pezzi dalla madre Lorena e dalla compagna Mailyn Castro Monsalvo, la tragedia ha assunto contorni ancora più drammatici per via della presenza di una bambina di sei mesi, figlia della coppia. In un videocollegamento tra l’Istituto a custodia attenuata per madri di Venezia e il Tribunale dei minori di Trieste, Mailyn ha espresso un’unica richiesta: che la figlia venga affidata alla propria madre in Colombia. La decisione sull’affido, che verrà presa nei prossimi giorni, lascia per ora la neonata in una struttura specializzata individuata dai Servizi sociali del Comune.
Mailyn, trentenne colombiana trasferitasi a Gemona per vivere con il compagno e la suocera, è detenuta insieme a Lorena Venier, la madre di Alessandro, con l’accusa di averlo ucciso. La sua richiesta, seppur comprensibile dal punto di vista umano, si scontra con la complessità di un caso che ha sconvolto non solo una famiglia, ma un’intera comunità.




