Knicks, dopo 53 anni il titolo Nba è di nuovo a New York: Brunson show nella notte di San Antonio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sessantatré anni, verrebbe da dire come l’attesa per quello scudetto che sembrava non dovesse arrivare mai; ma per i New York Knicks il digiuno è durato esattamente cinquantatré anni, un’eternità nello sport che non dorme mai, come la città che rappresentano. E proprio nella città che non dorme mai, quella notte – anzi, quella mattina – nessuno ha chiuso occhio.

La franchigia dell’Empire State ha infranto l’incantesimo più lungo della National Basketball Association battendo in Gara 5, al Frost Bank Center di San Antonio, gli Spurs per 94 a 90, chiudendo la serie sul definitivo 4-1 e regalando alla propria bacheca il terzo anello della sua storia, a coronamento di una rimonta che sa più di leggenda che di semplice statistica.

La rimonta da 16 punti e l’impresa targata Brunson

A certificare il ritorno al vertice dei Knicks ci ha pensato Jalen Brunson, il playmaker mancino arrivato quattro anni fa a cambiare il destino di una delle piazze più esigenti del panorama cestistico mondiale: suo il record di franchigia in una finale, 45 punti, che supera i 38 che Willis Reed segnò nel 1970 contro i Los Angeles Lakers.

La partita, va detto, era messa male per gli uomini di coach Mike Brown: San Antonio, trascinata da un ispirato Victor Wembanyama (19 punti e 14 rimbalzi) e dal rookie Dylan Harper (25 punti dalla panchina), aveva toccato il +16 nel secondo quarto e il +15 nella ripresa, sembrando avere il controllo dell’inerzia. Eppure, per una squadra che ha costruito la propria narrativa post-season su rimonte da doppia cifra in tutte e quattro le vittorie della serie, lo svantaggio non era che un dettaglio.

Brunson ha preso per mano i suoi, segnando 10 punti consecutivi a ridosso dell’ottavo minuto dell’ultimo periodo per impattare sull’83 pari, e poi piazzando il jumper del sorpasso a 65 secondi dal termine, quello che ha spento le speranze dei texani.

L’eredità di Popovich e la rivincita dei “Nova Knicks”

La curiosità che avvolge questo trionfo è anche una questione di alberi genealogici: ad allenare i nuovi campioni c’è Mike Brown, che tra il 2000 e il 2003 fece l’assistente proprio a San Antonio sotto la guida di Gregg Popovich, suggellando quella parentesi con il titolo vinto dagli Spurs nel 2003. Brown, così, è diventato il quarto membro del ramificato “albero” di Popovich a vincere un anello Nba come capoallenatore, unendosi a nomi come Steve Kerr e Mike Budenholzer.

Sul parquet, invece, la firma è quella del trio dei “Nova Knicks”: Brunson, Mikal Bridges (14 punti) e Josh Hart (13) – tutti e tre cresciuti nel programma vincente di Villanova – hanno ritrovato l’alchimia dei tempi d’oro del college per riportare il titolo nella Grande Mela, in quella che per loro era la terza finale vinta in territorio texano, comprese quelle del 2016 e del 2018.

New York in delirio: la fine di un’attesa iniziata nel 1973

Mentre nella notte texana migliaia di tifosi hanno invaso le strade intorno al Frost Center per assistere alla trasformazione della profezia in realtà, la città di New York si preparava ai festeggiamenti. L’ultimo alloro dei Knicks portava la data del 1973, sempre contro i Lakers di Wilt Chamberlain, e la città aveva dimenticato il sapore di una domenica di giugno passata a guardare in televisione la consegna del Larry O’Brien Trophy.

La partita, gestita con nervi saldi nonostante l’espulsione per falli di Karl-Anthony Towns, ha visto il contributo decisivo di Mitchell Robinson e OG Anunoby dalla lunetta a sigillare il punteggio, mentre l’ultimo tiro da tre di Wembanyama si spegneva sul ferro a suggellare la fine dell’incantesimo. Ora il corteo trionfale è già nei pensieri dei cittadini, pronti a sciogliere un’attesa che è durata più di cinquant’anni, ma che finalmente è solo un ricordo.

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