La doppia sfida di Parigi: Doué e Kvara stendono un Liverpool senza tiro in porta
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Redazione Sport
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L’onda d’urto generata dal Parco dei Principi, in una delle sue notti europee più roventi, ha spazzato via ogni velleità di resistenza da parte del Liverpool, uscito sconfitto per 2-0 nel primo atto dei quarti di finale di Champions League. A firmare il parziale, pesante ma forse persino stretto per il dominio esercitato dai padroni di casa, ci hanno pensato Désiré Doué e Khvicha Kvaratskhelia, autori rispettivamente dell’undicesimo e del sessantacinquesimo minuto. Se la rete del giovane francese porta la firma della deviazione fortunosa (ma non troppo, viste le intenzioni) sul tiro dal limite, quella del georgiano – ex di turno dopo la parentesi napoletana – è un autentico gioiello di bravura che lascia il segno e, soprattutto, mette in seria difficoltà la retroguardia dei Reds, costretta a inseguire le sue serpentine in area.
Una partita a senso unico e le pagelle implicite del terreno di gioco
L’analisi visiva degli highlights, suffragata dai dati statistici emersi a caldo, racconta di una supremazia territoriale e tecnica talmente marcata da rasentare l’umiliazione per gli inglesi. Il dato più eclatante, quello che fotografa meglio l’andamento della contesa, è il totale degli spoiler registrati dal portiere avversario: zero. Il Liverpool, nonostante la presenza in campo di elementi di caratura internazionale, non è riuscito a indirizzare un solo pallone verso la porta difesa da Safonov, sintomo di una mancanza di mordente e di idee che ha lasciato basiti i cronisti presenti sugli spalti. In questo contesto di assoluta egemonia parigina, le pagelle ideali consegnano voti altissimi ai due goleador, con Doué e Kvaratskhelia che macinano gioco e seminano il panico, meritandosi un ideale 7,5. Di contro, il centrocampo avversario appare spaesato: Dominik Szoboszlai, spesso senza idee e costretto a girare a vuoto, non riesce a imbeccare le punte, mentre Alexis Mac Allister passa gran parte del match a commettere falli e a protestare con l’arbitro, perdendo lucidità.
I singoli, il tecnico e la lezione tattica di Luis Enrique
Il vero faro della manovra, quello che ha illuminato la serata dei campioni d’Europa in carica, è stato Vitinha; il regista portoghese, preciso ed efficiente, ha dettato i tempi come un metronomo, rendendosi spesso l’opzione di scarico per aggirare il blocco difensivo avversario. Meno brillante, invece, il contributo di Ousmane Dembélé, apparso sottotono rispetto agli standard a cui ci ha abituato: alcune conclusioni a lato e un paio di scelte affrettate ne hanno frenato l’impatto, anche se la sua semplice presenza sul campo ha costantemente impegnato la copertura difensiva. A fornire la chiave di lettura tattica della gara ci ha pensato Luis Enrique, tecnico del Psg, che ha commentato a caldo la prestazione: "Ero convinto che avremmo fatto bene e siamo contenti. Siamo abituati a giocare contro squadre che cambiano, anche con la linea a cinque". Un chiaro riferimento allo schieramento cauto scelto dall’allenatore avversario, che aveva optato per una difesa a tre per tentare di arginare le folate sulla corsia esterna. Nonostante il successo, lo spagnolo ha subito messo in guardia dall’entusiasmo: "Se qualcuno pensa che andiamo a Liverpool e la passiamo facile, pensa male. Credo che soffriremo molto ad Anfield".
Il caso Van Dijk e il minuto di silenzio per Lucescu
Tra i simboli di questa disfatta, più ancora del risultato, emerge la figura di Virgil van Dijk. Il capitano olandese, solitamente baluardo di sicurezza e personalità, è apparso quest’oggi come il riflesso di una squadra senza grinta né carisma, incapace di reagire al crescente pressing psicologico degli avversari. La sua prestione opaca, caratterizzata da rinvii improvvisati e da un’insolita lentezza nelle letture, ha alimentato le critiche di chi lo considera il termometro dello stato di salute dell’intero spogliatoio. Sul fronte opposto, invece, il Psg ha dimostrato di aver metabolizzato le assenze pesanti, affidandosi a un collettivo che macina possesso palla e azioni manovrate. Prima del fischio d’inizio, il pubblico presente si è comunque stretto in un minuto di raccoglimento dedicato alla memoria di un grande tecnico internazionale, il romeno Mircea Lucescu, recentemente scomparso, un gesto che ha unito le due tifoserie in un momento di commozione silenziosa. Il tabellino delle formazioni ufficiali, con il Psg schierato a specchio (4-3-3: Safonov; Hakimi, Marquinhos, Pacho, Nuno Mendes; Zaire Emery, Vitinha, Joao Neves; Doué, Dembelé, Kvaratskhelia) conferma la volontà di non rischiare, con i Reds che invece hanno dovuto fare i conti con l’assenza di alcuni titolari.




