Rignano Flaminio, rimossi i nidi di processionaria da una villetta: «Attenzione a cani e bambini»
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Redazione Interno
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Un intervento in quota, complice anche il vento che ha reso ogni manovra piú delicata del previsto, è stato portato a termine ieri pomeriggio, 17 marzo, a Rignano Flaminio, alle porte di Roma. I tecnici, chiamati dal proprietario di una villa disabitata, hanno rimosso numerosi nidi di processionaria del pino che avevano infestato un albero ad alto fusto all'interno del giardino; un'operazione, quella svoltasi a circa venti metri d'altezza, che ha richiesto l'uso di un'autoscala e circa un'ora e mezza di lavoro, ma l'allarme era partito dai vicini, i quali, notando i caratteristici "bolsoni" bianchi tra i rami, avevano subito segnalato il pericolo. Le larve, ha spiegato l'esperto intervenuto, sono prossime alla discesa al suolo, e con l'arrivo della primavera rilasciano nell'aria i loro peli urticanti, facilmente trasportabili dal vento e capaci di provocare gravi irritazioni a persone e animali. Nella stessa zona, peraltro, sarebbero stati individuati altri alberi infestati, segno di una stagione che si preannuncia particolarmente critica per la diffusione di questo lepidottero.
Un rischio concreto per la salute, l'ordinanza impone la rimozione
La questione della processionaria, il cui nome scientifico è Thaumetopoea pityocampa, non riguarda solo la salute delle piante, ma rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria in diverse regioni, tanto che vari comuni italiani stanno emanando ordinanze per obbligare i privati alla bonifica delle aree verdi. A Cosenza, ad esempio, il sindaco ha firmato un provvedimento che impone a chi possiede terreni con alberi a rischio di effettuare ispezioni e procedere alla rimozione dei nidi, tutelando cosí cittadini e animali domestici; misure analoghe sono state adottate in numerose altre città, dove la proliferazione dell'insetto ha portato alla chiusura precauzionale di aree gioco e parchi pubblici. I nidi rimossi a Rignano, va detto, dovranno essere smaltiti seguendo procedure specifiche per evitare che i peli urticanti, anche dopo la rimozione, continuino a disperdersi nell'ambiente.
Pericolo processionaria, l'allarme degli esperti: «Cosí si colpiscono i cani»
L'associazione Apaca, che opera a Belluno, interviene frequentemente per mettere in guardia i proprietari di cani, ma l'avvertimento vale per tutti: la processionaria, nella sua fase di bruco che caratterizza l'inizio della primavera, è ricoperta di peli urticanti e rappresenta un pericolo mortale per gli animali. Se un cane dovesse ingerirli, magari annusando il terreno o l'erba dove sono caduti, si può andare incontro a conseguenze gravissime, inclusa la necrosi della lingua e, nei casi piú estremi, la morte dell'animale; in caso di contatto sospetto, il consiglio è di lavare immediatamente la bocca con abbondante acqua e correre dal veterinario. Anche a Perugia, dove si moltiplicano le segnalazioni dai quartieri di San Marco, Ponte Pattoli e Castel del Piano, i residenti si sono attivati tramite gruppi social per segnalare la presenza di file di insetti e nidi su marciapiedi e aree verdi, chiedendo l'intervento delle autorità.
I consigli per la sicurezza e le precauzioni da adottare
Evitare le zone infestate è la prima regola, specialmente durante le passeggiate con i bambini o con i propri cani, ma non sempre è facile individuare subito il pericolo. I nidi, infatti, sono ben visibili solo quando raggiungono dimensioni ragguardevoli, mentre i peli urticanti, microscopici e leggeri, possono restare sospesi nell'aria o depositarsi sul terreno senza che ci se ne accorga. Gli esperti raccomandano di non tentare mai interventi fai-da-te: la rimozione deve essere affidata a personale specializzato, dotato di dispositivi di protezione individuale, perché il contatto diretto con le larve o anche solo con i loro residui può causare reazioni allergiche anche serie nell'uomo, con irritazioni cutanee, oculari e respiratorie. La vicenda di Rignano Flaminio, insomma, rappresenta un campanello d'allarme che arriva da piú parti d'Italia, spingendo le amministrazioni locali a monitorare costantemente il territorio per prevenire rischi maggiori.




