Where Winds Meet, tra la promessa di non pay-to-win e una barca da 70.000 dollari
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L'action RPG open-world Where Winds Meet, sviluppato da Everstone Studio e pubblicato da NetEase Games, si presenta al pubblico con un'ambizione dichiarata e una contraddizione di non poco conto, gettando i giocatori in un mare di riflessioni sulla sua natura free-to-play. Da un lato, lo studio ha voluto marcare con decisione la propria posizione in merito alle meccaniche di monetizzazione, assicurando, attraverso una comunicazione sociale poi ritirata ma non prima di essere divenuta virale, che il titolo non avrebbe mai abbracciato logiche pay-to-win. Una promessa, questa, che mira a placare le ansie di quanti vedono nel modello free-to-play un facile veicolo per squilibrare la competizione, favorendo chi è disposto a investire somme ingenti pur di ottenere un vantaggio sostanziale sugli avversari.
Il paradosso della "Mirage Boat"
Dall'altro lato, però, l'economia di gioco sembra proporre quelle che molti definirebbero, non a torto, delle macrotransazioni, tra le quali spicca, per il suo costo proibitivo, la "Mirage Boat". Quest'imbarcazione, la cui acquisizione può richiedere una spesa vicina ai settantamila dollari e che pare già essere nelle mani di qualche giocatore, non è un semplice mezzo di trasporto, sebbene assolva anche a quella funzione tecnica, paragonabile a una cavalcatura di lusso. Essa rappresenta, piuttosto, una base semovante e, soprattutto, un potente status symbol all'interno del vasto mondo di gioco, un oggetto che trasmette immediatamente un'idea di prestigio e di opulenza, sollevando perplessità su come si concili con il fermo rifiuto del pay-to-win dichiarato dagli sviluppatori.
Un'esperienza di gioco altalenante
Sul piano strettamente ludico, Where Winds Meet tenta di portare su PC e PlayStation 5 i cardini del genere Wuxia con una convinzione rara, costruendo un'avventura che si dipana tra paesaggi di indubbia suggestione e narrazioni profondamente radicate nella cultura orientale. L'ambizione del progetto, tuttavia, deve fare i conti con una realizzazione tecnica e interattiva che si rivela, fin dalle prime ore, piuttosto oscillante. Il gioco alterna, infatti, sequenze di grande impatto visivo e artistico a interazioni ambientali poco rodate e a soluzioni grafiche che appaiono datate, creando un contrasto stridente tra momenti di eccellenza e altri che sembrano appartenere a una generazione passata.
La sfida inaspettata
In questo quadro composito, dove la maestosità soulslike si fonde con le tradizioni narrative cinesi, emerge una curiosa anomalia legata alle sfide che il gioco propone. Se le boss fight sono tradizionalmente considerate l'apice della difficoltà in un action RPG, in Where Winds Meet l'avversario che sta dando del filo da torcere ai giocatori non è una creatura mostruosa o un guerriero temibile, bensì un nemico dal design bizzarro e apparentemente innocuo. La sua natura buffa, che stride con la pericolosità dimostrata in combattimento, aggiunge un ulteriore tassello alla complessa identità di un titolo che continua a sorprendere, per meglio o per peggio, chi decide di avventurarsi tra i suoi scenari.




