Il terremoto silenzioso di Silvi: frana, case crollate e la domanda di D’Alfonso in Parlamento sulla frammentazione delle competenze

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il costone collinare di Silvi, in provincia di Teramo, continua a sbriciolarsi sotto la sponda implacabile di un maltempo che non dà tregua, e mentre le macerie della villetta crollata nei giorni scorsi giacciono ancora sotto gli occhi dei residenti – che avevano parlato di sinistri scricchiolii prima del cedimento delle fondamenta – è una domanda di natura quasi filosofica, prima ancora che giuridica, a riecheggiare tra i banchi del Parlamento. A porla, con un’informativa che ha scelto la via della richiesta formale, è stato il deputato D’Alfonso, il quale ha voluto che fosse messo nero su bianco il nodo cruciale dell’intera vicenda: finita la fase dell’emergenza, quale Ministero avrà la competenza esatta, scientificamente individuata, per gestire l’operatività ordinaria? La sua preoccupazione, espressa con la durezza di chi conosce il territorio, è che la frammentazione delle competenze rischi di diventare la principale nemica dell’efficacia nella messa in sicurezza di un fronte franoso che, come lui stesso ha ricordato, “supera la visita prima facie”.

L’intera area, transennata e sotto stretta osservazione, è diventata il teatro di un’operazione di sorveglianza che non conosce sosta. Il sindaco Andrea Scordella, affiancato dai vigili del fuoco e dalla Protezione civile comunale, ha dovuto gestire non solo il crollo parziale della villetta – un edificio che sorgeva in una zona ad alta vulnerabilità idrogeologica – ma anche il dolore e lo sconcerto delle famiglie evacuate con urgenza. Il loro racconto, fatto di dettagli quasi surreali come i rumori profondi che hanno anticipato il distacco del terreno, ha restituito l’immagine di una comunità colpita da un dissesto che non è stato improvviso, ma che anzi sembra avanzare con una lentezza inesorabile.

Il fronte che cresce e il rischio di nuovi smottamenti

La massa di fango e detriti che si sta staccando dal costone non ha infatti esaurito la sua spinta. I tecnici della Protezione Civile, dopo gli ultimi sopralluoghi, hanno segnalato la persistenza di scricchiolii nell’area circostante, indizi inequivocabili che fanno temere l’imminenza di nuovi cedimenti del terreno. Il fronte del movimento franoso, aggravato dalle piogge intense che continuano a imperversare sull’Abruzzo, non accenna a stabilizzarsi: è un organismo vivo, in continua espansione, che ha costretto a mantenere lo stato di massima allerta. A dare un senso alla precarietà, il fatto che il costone su cui sorgevano le abitazioni stia di fatto sbriciolandosi sotto il peso di un’acqua che non trova vie di deflusso, saturando un terreno già di per sé fragile.

In questo contesto, l’occhio tecnologico si è rivelato fondamentale per valutare l’entità di un disastro che da terra appare difficilmente misurabile. Per il monitoraggio del fronte franoso è stato richiesto l’intervento del nucleo dei vigili del fuoco del Comando provinciale di Teramo, che ha effettuato un sorvolo dell’area con l’impiego di un drone. Le immagini restituite hanno permesso di aggiornare la mappatura del dissesto, offrendo agli ingegneri della Protezione Civile uno strumento in più per prevedere i possibili sviluppi di una frana che, finora, si è mossa con una forza che non ha risparmiato né strade né edifici.

La macchina dei soccorsi e il valore di una risposta tempestiva

A emergere, a valle degli interventi portati a compimento dalle istituzioni, è il valore di una risposta tempestiva che ha messo al centro la salvaguardia delle vite umane. Se il crollo della palazzina ha fatto danni ingenti, distruggendo una casa e sconvolgendo la vita di quelle famiglie, il coordinamento operativo tra la macchina della Protezione Civile abruzzese e i vigili del fuoco ha evitato conseguenze ben più gravi. Non c’è stato alcun ritardo nell’evacuazione, e questo ha permesso di mettere in sicurezza gli abitanti prima che il terreno cedesse del tutto. L’intervento rapido, coordinato ed efficace – come è stato definito dagli stessi operatori – ha rappresentato l’unica vera barriera contro una tragedia che poteva avere un bilancio ben diverso.

Non è un dettaglio secondario, in questa fase, il fatto che la risposta istituzionale si sia articolata su più livelli: dal primo intervento del sindaco e della Protezione civile comunale fino al supporto aereo dei vigili del fuoco, passando per il coinvolgimento della Regione. Tuttavia, è proprio questa architettura complessa a sollevare i dubbi espressi in Parlamento. La gestione dell’emergenza, in altre parole, ha funzionato; ma ciò che preoccupa chi guarda al futuro della zona è il passaggio dalla fase acuta a quella della ricostruzione e della messa in sicurezza permanente. È lì, nel limbo burocratico che segue la dichiarazione dello stato di crisi, che si gioca la partita vera.

La richiesta di chiarezza: strategie ordinarie contro la frammentazione

L’informativa presentata da D’Alfonso non è solo un atto parlamentare, ma il riflesso di una frustrazione che da tempo accompagna le grandi calamità naturali in Italia. La domanda sulle “strategie e competenze ordinarie” contiene un’accusa implicita: che nella gestione del territorio, una volta che i riflettori dell’emergenza si spengono, si rischi di smarrire il filo della responsabilità unica. Il deputato ha chiesto esplicitamente di individuare “con esattezza scientifica” a quale dicastero spetti l’appropriata operatività, nella convinzione che solo superando la frammentazione – definita “nemica dell’efficacia” – si possa scongiurare che interventi pure importanti come quelli di questi giorni rimangano isolati.

I residenti della zona collinare, intanto, osservano da dietro le transenne quello che resta delle loro case. I loro racconti, fatti di notti insonni e di un’attenzione spasmodica ai rumori del terreno, restituiscono la misura di una paura che non è solo quella del crollo imminente, ma anche quella di un abbandono futuro. La frana di Silvi, con i suoi scricchiolii che non accennano a cessare e con il fronte che continua ad ampliarsi sotto la pioggia, è diventata il simbolo di un problema nazionale che aspetta risposte. E mentre i tecnici continuano a monitorare il costone, la politica cerca di districarsi in un groviglio di competenze che, se non chiarito, rischia di rendere vana anche la tempestività mostrata in queste ore.

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