Adempimento collaborativo, la circolare dell'Agenzia delle Entrate fa chiarezza sul nuovo regime

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione di contribuenti e professionisti un documento di prassi di grande rilevanza, destinato a segnare una svolta nell’applicazione della riforma fiscale in materia di adempimento collaborativo. Con la circolare n. 6 pubblicata ieri, 6 agosto 2026, l’Amministrazione finanziaria ha inteso ricostruire in modo organico il nuovo assetto del regime, offrendo al contempo risposte concrete ai principali nodi interpretativi che, a oltre due anni dall’avvio della riforma, attendevano ancora una compiuta definizione sul piano operativo.

Il provvedimento, che si articola in due parti distinte ma complementari, getta le basi per un dialogo più strutturato tra Fisco e imprese, ponendo l’accento sul rafforzamento dei sistemi di controllo interni come leva strategica per la prevenzione dei rischi fiscali.

La struttura della circolare e i chiarimenti operativi

Il documento di prassi si compone di una prima sezione di carattere generale, nella quale vengono delineati i tratti essenziali della nuova disciplina, e di una seconda sezione di natura speciale, strutturata secondo un formato agile di domande e risposte che facilita la consultazione e l’applicazione concreta delle norme.

Questa scelta redazionale, lungi dall’essere un mero espediente espositivo, risponde all’esigenza di rendere immediatamente fruibili le indicazioni dell’Agenzia, in particolare per quanto riguarda la corretta implementazione del tax control framework (TCF), il modello di controllo del rischio fiscale che costituisce il cuore pulsante del sistema di cooperative compliance.

La circolare, infatti, non si limita a ribadire i principi già espressi dalla legge delega e dai successivi decreti attuativi, ma scende nel dettaglio delle prassi operative, fornendo criteri interpretativi utili a delimitare l’ambito di applicazione dei benefici premiali connessi all’adesione al regime.

La mappatura dei rischi contabili nel TCF

Tra i chiarimenti di maggiore impatto pratico spicca la risposta al quesito 1.1, che affronta un tema particolarmente sentito dalle imprese, ossia la corretta mappatura dei rischi fiscali derivanti dall’applicazione dei principi contabili all’interno della Risk and Control Matrix (RCM). L’Agenzia delle Entrate ha colto l’occasione per delineare con precisione il perimetro entro il quale i controlli previsti dalla legge 28 dicembre 2005, n.

262, nota come legge sul risparmio, devono essere integrati o coordinati con il sistema di rilevazione e gestione dei rischi fiscali tipico dell’adempimento collaborativo. La circolare chiarisce, in particolare, che la mappatura non può limitarsi a una mera elencazione dei rischi contabili, ma deve estendersi alla valutazione dei riflessi fiscali generati dalle scelte valutative e di classificazione operate in sede di redazione del bilancio, richiedendo così un approccio integrato che coinvolga in modo sinergico le funzioni amministrative, contabili e fiscali dell’impresa.

L'impatto sulla governance aziendale e i benefici premiali

L’introduzione di questi nuovi parametri, come si evince dalla lettura della circolare, comporta un ripensamento non solo degli strumenti operativi, ma anche delle logiche di governance aziendale, spingendo le organizzazioni verso un modello di compliance che non è più solo formale, ma sostanzialmente preventivo. La corretta implementazione del TCF, così come ridefinita dall’Agenzia, consente alle imprese di accedere a un regime di collaborazione rafforzata che premia la trasparenza e l’affidabilità fiscale, riducendo i termini di accertamento e attenuando le sanzioni in caso di contestazioni.

La circolare, in tal senso, rappresenta una bussola affidabile per orientarsi tra gli adempimenti richiesti e per valutare concretamente i vantaggi derivanti dall’ingresso nel regime di cooperative compliance, favorendo un clima di maggiore certezza giuridica in un contesto, quello fiscale, tradizionalmente caratterizzato da elevati livelli di complessità e incertezza interpretativa.

Il ruolo dei controlli ex lege 262 e il coordinamento con il TCF

Un ulteriore aspetto di notevole interesse, affrontato dalla circolare con un approccio pragmatico, riguarda il coordinamento tra i controlli interni già obbligatori per legge, come quelli sul sistema di amministrazione e contabilità previsti dall’articolo 154 del Testo Unico della Finanza, e il sistema di controllo del rischio fiscale.

L’Agenzia ha precisato che la predisposizione di un efficace TCF non sostituisce gli obblighi previsti dalla legge 262, ma li integra, richiedendo alle imprese di sviluppare un sistema di rilevazione che sia in grado di intercettare i rischi fiscali generati da operazioni contabili complesse o da valutazioni discrezionali, superando la tradizionale separazione tra controllo contabile e controllo fiscale.

Questa impostazione, che trova nella circolare una definitiva legittimazione, impone alle imprese di adottare un approccio più maturo alla gestione dei rischi, trasformando la funzione fiscale da mero centro di costo a partner strategico nella creazione di valore sostenibile, in grado di dialogare con il Fisco in un'ottica di reciproca fiducia e collaborazione istituzionale.

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