Il figlio e la pensione della madre sepolta nel bosco di Stupinigi
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Redazione Interno
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La terra umida dell’area boschiva che si estende tra Stupinigi e Vinovo, a poche centinaia di metri dalla storica Palazzina di Caccia, custodiva da quasi un mese un segreto che soltanto mercoledì sera ha trovato la via per emergere. È stato lui, il figlio cinquantottenne che condivideva con Enrica Bardotti le stanze di quell’appartamento di Piobesi Torinese, a indicare ai carabinieri il punto esatto in cui il Corpo dell’anziana madre giaceva sepolto tra la vegetazione e le sterpaglie, dopo una lunga giornata di tentennamenti e versioni contrastanti -1-3. La richiesta di convalida del fermo, firmata dal pubblico ministero Francesco La Rosa, poggia su un costrutto accusatorio che l’uomo ha finito per avallare con le sue stesse parole: l’ammissione integrale delle accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere, rese nel corso dell’interrogatorio notturno e poi confermate davanti alla procura -3-10.
A innescare il meccanismo investigativo non era stata tuttavia una denuncia formale di scomparsa, quanto piuttosto l’insistenza silenziosa di una frequentatrice della vittima – un’amica, riferiscono le cronache – che da settimane non riceveva notizie della signora Bardotti e che, insospettita da quel silenzio prolungatosi ben oltre le festività natalizie, si era rivolta ai militari -2-4. La segnalazione, pervenuta al comandante della stazione di Vinovo e da questi trasmessa ai colleghi di Carignano, aveva condotto i carabinieri fino all’abitazione di Piobesi; lì, davanti all’assenza dell’anziana e alla presenza evasiva del figlio, che sbrigativamente raccontava di una madre partita per un viaggio, gli investigatori avevano cominciato a stringere il cerchio -7-10.
La confessione differita e il riemerso dalla terra
Non è stato un cedimento immediato, quello del fermato, bensí una resa graduale consumatasi nel corso delle ore in cui i militari, dopo averlo rintracciato e sottoposto a un serrato contraddittorio, lo hanno incalzato con le contraddizioni dei suoi stessi racconti. Dapprima la versione della morte accidentale – l’anziana che spirava tra le mura domestiche e lui che, preso dal panico, optava per una sepoltura di fortuna – è parsa vacillare di fronte all’evidenza che gli inquirenti andavano componendo -4-8. Poi, nel corso delle dichiarazioni spontanee rese dopo il fermo della polizia giudiziaria, l’uomo ha infine ammesso di averla uccisa lui, sua madre, e di averne successivamente trasportato il senza vita fino a quel fazzoletto di bosco lungo la provinciale 143, dove con alcuni colpi di pala lo aveva interrato -1-9.
I vigili del fuoco, giunti sul posto insieme agli specialisti della scientifica e ai carabinieri del Racis, hanno dovuto attendere le ore serali per recuperare la salma, che presentava un avanzato stato di decomposizione compatibile con una data del decesso collocabile, secondo le prime valutazioni dei sanitari, intorno alla metà del mese di gennaio -3-4. Sarà l’autopsia disposta dall’autorità giudiziaria a stabilire con certezza la causa della morte e a verificare la compatibilità delle lesioni – se ve ne sono – con la dinamica omicidiaria che lo stesso indagato ha finito per descrivere; per il momento il provvedimento cautelare ipotizza i delitti previsti dagli articoli 575 e 411 del codice penale, ovvero l’omicidio aggravato e l’occultamento del cadavere, fattispecie quest’ultima che il cinquantottenne avrebbe materialmente eseguito da solo, senza alcun concorrente -1-10.
Il movente economico e la fragilità materiale
La genesi del gesto, ricostruita attraverso le dichiarazioni autoaccusatorie dell’indagato, affonderebbe le radici in una condizione di precarietà economica che lo vedeva interamente dipendente dall’assegno previdenziale della madre. Disoccupato da tempo – alcune fonti parlano della chiusura di una propria attività imprenditoriale e di una situazione debitoria pregressa – il figlio avrebbe agito mosso dal timore di vedersi sottrarre quell’unica fonte di sostentamento che la pensione della signora Bardotti rappresentava -2-9. Non vi è, allo stato degli atti, alcun elemento che lasci supporre una premeditazione articolata o un disegno criminoso di lunga data; piuttosto, dagli atti d’indagine emerge l’immagine di un uomo che, di fronte alla prospettiva di perdere l’ultimo baluardo della sua sussistenza materiale, avrebbe risolto con la violenza ciò che forse riteneva ineluttabile -6-10.
La circostanza che l’omicidio sia maturato tra le mura domestiche, nell’appartamento dove madre e figlio conducevano un’esistenza ordinaria, aggiunge alla vicenda una cifra di cupezza che le nude cronache giudiziarie restituiscono soltanto in filigrana. L’anziana, che secondo alcuni testimoni era ancora attiva e frequentata da conoscenti, aveva superato da pochi mesi l’ottantacinquesimo compleanno; il figlio, cinquantottenne incensurato, si trova ora ristretto in una camera di sicurezza in attesa dell’udienza di convalida che il pubblico ministero chiederà nelle prossime ore al giudice per le indagini preliminari -3-5.
Il meccanismo dell’occultamento e la telefonata risolutrice
Se la dinamica dell’omicidio è ancora al vaglio degli inquirenti – e soltanto l’esame autoptico potrà stabilire con precisione le modalità del decesso – assai più definito appare il quadro relativo alla fase successiva, quella dell’occultamento. L’indagato, dopo aver ucciso la madre, ne avrebbe caricato il a bordo della propria autovettura percorrendo i pochi chilometri che separano Piobesi Torinese dall’area boschiva di Stupinigi, un territorio di confine tra i comuni di Nichelino e Vinovo dove la vegetazione fitta e la scarsa frequentazione invernale garantivano, nelle sue intenzioni, l’impunità -4-9. Lí, con strumenti di cui non è stata resa nota la natura, ha scavato una fossa sufficiente ad accogliere la salma, ricoprendola poi di terra e ramaglie nel tentativo di mimetizzarla con il paesaggio circostante.
A vanificare quel disegno non è stata una pista investigativa particolarmente sofisticata, bensí la perseveranza di quell’amica che, ricevute risposte evasive e giudicate insoddisfacenti le rassicurazioni del figlio circa il viaggio della madre, ha continuato a sollecitare l’attenzione dei carabinieri -2-6. Quando nella tarda serata di mercoledí l’uomo, ormai stretto d’assedio, ha telefonato al 112 pronunciando la frase che i militari avrebbero poi verbalizzato – «Ho sepolto il di mia madre, la trovate vicino alla Palazzina di Caccia di Stupinigi» – le ricerche erano già state avviate da ore e la sua abitazione era già sotto osservazione -7-10. Il bosco, illuminato dai fari montati in emergenza dai vigili del fuoco, ha restituito ciò che custodiva; la terra smossa e l’odore della decomposizione hanno suggerito ai soccorritori il punto esatto in cui affondare le pale, riportando alla luce la verità materiale del delitto e consegnando alla procura gli elementi per procedere.




