Il figlio confessa: «Ho ucciso mamma per paura di perdere la pensione», cadavere sepolto nei boschi di Stupinigi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ha aspettato che calasse il buio, mercoledì 11 febbraio, prima di rompere un silenzio che a Piobesi Torinese, in corso Italia, durava dallo scorso mese di gennaio. Marco Paventi, cinquantotto anni, ha composto il numero del 112 e ha pronunciato frasi che i carabinieri, pur sospettando ormai da ore l’inganno, non avrebbero voluto sentire: «Ho ucciso io mia madre, ho sepolto il suo Corpo vicino alla Palazzina di Caccia di Stupinigi». Una telefonata, la sua, che ha trasformato un’ordinaria segnalazione di persona scomparsa in una scena del crimine a cielo aperto, costringendo vigili del fuoco e militari dell’Arma – quelli del Nucleo investigativo di Torino, affiancati dalle compagnie di Carmagnola e Moncalieri – a setacciare con i fari l’area boschiva che taglia la provinciale 143, la direttrice che da Stupinigi scivola verso Vinovo -2-6-7.

La verità, però, l’uomo l’aveva negata fino a poche ore prima, quando i carabinieri di Carignano si erano presentati nel suo appartamento chiedendo conto di Enrica Bardotti, ottantacinque anni, vedova, della quale un’amica – o forse un semplice conoscente – aveva segnalato l’assenza prolungata -3-8-10. «Mamma è partita per un viaggio», aveva glissato Paventi, una bugia che l’assenza di biglietti, prenotazioni o messaggi di saluto ha presto svuotato di ogni credibilità. Incalzato, il figlio ha cambiato registro: «L’ho trovata morta in casa, vi porto io dove l’ho messa»; un tentativo, questo, di orientare le indagini verso la morte accidentale, quasi un gesto dettato dal panico più che dalla premeditazione -1-4-9.

Una confessione dettata dal timore di restare senza reddito

È stato nelle concitate battute successive, quando gli investigatori avevano già isolato l’area di strada Nicolò Rotta e le pale dei soccorritori cominciavano a smuovere la terra gelata di gennaio, che Paventi ha offerto la motivazione più cruda, quella che trasforma un rapporto filiale in un bilancio economico. «Non lavoravo, la pensione di mia madre era il mio unico mezzo di sostentamento», ha confessato, ammettendo di aver ucciso lui la madre e di averne occultato il cadavere per continuare a incassare assegni previdenziali che nessuno, in assenza di un certificato di morte, avrebbe mai sospeso -8. Una paura, quella di perdere il reddito, che ha pesato più del senza vita tenuto nascosto per settimane – almeno dalla metà di gennaio, se non addirittura dal periodo antecedente le festività natalizie – in un punto preciso della cintura torinese, a una decina di chilometri dal centro -2-6.

L’occultamento e i rilievi tecnici nella notte di febbraio

L’intera zona che circonda la Palazzina di Caccia, residenza sabauda patrimonio dell’umanità trasformata in involontario cimitero, è stata transennata e affidata alla scientifica. I vigili del fuoco hanno operato sino a tarda sera sotto il fascio delle fotoelettriche, recuperando la salma dell’anziana che i primi freddi – e il manto vegetale – avevano contribuito a nascondere agli sguardi dei passanti e dei dog sitter che frequentano quelle aree verdi -2-7. Agli atti, per ora, risulta l’ipotesi di occultamento di cadavere, reato che gli stessi carabinieri hanno contestato al figlio nelle fasi immediatamente successive al ritrovamento; nessuna comunicazione giudiziaria, invece, è ancora stata formalizzata per l’omicidio, in attesa che l’autopsia, che verrà eseguita nei prossimi giorni, accerti con precisione la causa del decesso e l’eventuale presenza di segni di violenza sul della Bardotti -5-6.

L’inchiesta della procura e il fronte degli accertamenti medici

La procura di Torino, cui spetta il coordinamento degli atti, mantiene il massimo riserbo sulle dichiarazioni rese da Paventi durante l’interrogatorio informale e sulle eventuali corrispondenze tra il racconto dell’indagato e le evidenze emerse dal sopralluogo. I magistrati hanno disposto il sequestro della salma e dell’appartamento di Piobesi, luogo in cui molto probabilmente la donna ha perso la vita e che i Ris potrebbero dover ispezionare nei prossimi giorni alla ricerca di tracce ematiche o di sostanze tossicologiche. Un mese di convivenza con il segreto, un mese di posta ritirata, bollette pagate e persiane abbassate per non insospettire i vicini; un mese in cui la figura della madre, per chi l’ha uccisa, contava meno della rendita mensile che il suo nome continuava a generare -2-7-8.

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