«Ho sepolto mia madre nel bosco», l’omicidio di Piobesi e la pensione da non perdere: fermato il figlio 58enne
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Redazione Interno
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La circostanza che a comporre il numero di emergenza, mercoledì sera, sia stato lo stesso autore del delitto non ha semplificato il lavoro degli investigatori, quanto piuttosto ne ha cristallizzato la drammaticità: quando i carabinieri della compagnia di Moncalieri, coadiuvati dai vigili del fuoco, hanno raggiunto l’area boschiva alle spalle della Palazzina di Caccia di Stupinigi, hanno aperto una vicenda consumatasi nel silenzio di un’assenza durata settimane. Lì, a poche centinaia di metri dalla statale 143 che collega Stupinigi a Vinovo, hanno dissotterrato il Corpo di Enrica Bardotti, ottantasei anni, residente a Piobesi Torinese, della quale un’amica non aveva notizie dalla metà di gennaio. È stata quella donna, insospettita dalle risposte elusive e contraddittorie ricevute dal figlio della scomparsa, a presentarsi alla stazione di Carignano e a formalizzare la denuncia; un passo che ha rotto l’isolamento nel quale la vicenda si era consumata e che ha portato, nel giro di poche ore, al fermo di Marco Paventi, cinquantanove anni.
Il racconto dell’indagato e il passaggio dalle giustificazioni alla confessione
Dapprima l’uomo, interrogato dai militari, aveva tentato di costruire una narrazione che lo escludesse dalla responsabilità del decesso: l’anziana madre, aveva dichiarato, si era allontanata spontaneamente per un viaggio; in un secondo momento, constatata l’inconsistenza della prima versione, aveva affermato di averla rinvenuta già priva di vita all’interno dell’abitazione e di averne poi occultato il cadavere per timore, ha detto, di non essere creduto. È solo dopo il ritrovamento del, avvenuto seguendo le precise indicazioni fornite dallo stesso Paventi ai soccorritori, che è giunta l’ammissione integrale delle proprie responsabilità: la madre l’avrebbe uccisa lui, colpendola con un martelletto nella casa di Piobesi dove i due convivevano, per poi trasportare la salma con l’automobile fino al bosco e seppellirla. L’arma del presunto omicidio non è stata ancora rinvenuta, e l’autopsia disposta dalla procura dovrà accertare non solo la corrispondenza tra il mezzo lesivo descritto e le ferite riscontrate, ma anche l’esatta datazione del decesso, che gli inquirenti collocano orientativamente alla metà del mese scorso.
Debiti, disoccupazione e l’unica rendita da proteggere
Il movente, ricostruito attraverso le dichiarazioni spontanee del fermato e i successivi riscontri investigativi, affonda le radici in una condizione economica progressivamente degradata. Paventi, dopo la chiusura dell’attività imprenditoriale che aveva gestito, si trovava senza occupazione e gravato da una situazione debitoria della quale gli inquirenti stanno ora cercando di tracciare l’entità esatta. La pensione dell’ottantaseienne rappresentava, secondo quanto riferito dallo stesso indagato al pubblico ministero, l’unica entrata fissa del nucleo familiare; un flusso mensile la cui interruzione, in seguito al decesso della titolare, avrebbe determinato il collasso finanziario definitivo. È questo timore, coniugato a un’apparente assenza di alternative o reti di supporto, che Paventi ha indicato come la molla che lo ha portato a sopprimere la madre e a tentare di occultarne la scomparsa, nella speranza – vana, come si è visto – di poter continuare a riscuotere l’assegno previdenziale.
L’inchiesta e i riscontri sulle relazioni familiari
La procura di Torino, che ha coordinato le operazioni e formalizzato l’accusa di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere, ha disposto il trasferimento di Paventi in carcere in attesa dell’udienza di convalida. I primi accertamenti, condotti anche attraverso le dichiarazioni raccolte nell’entourage della vittima, hanno fatto emergere un quadro caratterizzato da tensioni ricorrenti tra madre e figlio, spesso incentrate proprio sulle questioni economiche e sulle difficoltà quotidiane legate alla precarietà di quest’ultimo; litigi frequenti, raccontano alcune fonti vicine alla famiglia, che lasciavano intravedere un rapporto logorato dal peso delle rispettive dipendenze materiali e affettive. Gli inquirenti, pur ritenendo sostanzialmente definito il perimetro delle responsabilità, stanno ora verificando la piena attendibilità del racconto dell’indagato per quanto concerne la dinamica e l’assenza di altri soggetti coinvolti, anche attraverso l’analisi dei tabulati telefonici e delle eventuali tracce video nelle zone limitrofe all’abitazione e al luogo del seppellimento.




