Il Milan non parla ma la rabbia per l’arbitraggio con il Parma diventa un caso

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un silenzio, a Milanello, che pesa più di mille parole gridate in una sala stampa. È il silenzio della dirigenza rossonera, quella stessa che domenica sera, subito dopo il ko contro il Parma, ha deciso di non presentarsi davanti ai microfoni lasciando che fossero l’allenatore in seconda Marco LanducciMassimiliano Allegri era squalificato – e il difensore Davide Bartesaghi a raccontare una sconfitta che brucia già di per sé. Ma non è solo la partita persa, non è soltanto un campionato che si fa sempre più in salita con l’Inter a più dieci e il derby all’orizzonte: è il modo in cui si è arrivati a questa sconfitta, è la gestione arbitrale di Marco Piccinini, è l’intervento del VAR che ha trasformato un fallo inizialmente fischiato in un gol convalidato. Il club, attraverso i suoi canali non ufficiali, fa sapere che la rabbia è tanta, anzi tantissima, addirittura superiore a quella provata dopo la gara con il Como quando le proteste erano già state vibranti.

Un rigore negato e un infortunio grave, la gestione del contatto tra Corvi e Loftus-Cheek

Già al minuto otto, l’episodio che avrebbe potuto cambiare l’inerzia del match. Alexis Saelemaekers mette un cross dalla sinistra, Ruben Loftus-Cheek si avventa verso il pallone e il portiere del Parma Edoardo Corvi esce in presa bassa, ma la sfera viene prima allontanata da un difensore e l’estremo difensore impatta violentemente contro il centrocampista inglese. Un colpo secco, terribile, che costringerà Loftus-Cheek a uscire in barella e, come emerso nelle ore successive, a dover affrontare un intervento chirurgico per la frattura dell’osso alveolare e la rottura di alcuni denti. L’arbitro Piccinini lascia correre, anzi fischia un fallo in attacco, e la decisione lascia interdetti non solo i giocatori in campo ma anche diversi osservatori. Secondo alcune ricostruzioni, l’uscita del portiere appariva piuttosto spericolata e l’impatto, avvenuto in area di rigore e con la palla ormai lontana, avrebbe quantomeno meritato una revisione al monitor, cosa che non è accaduta lasciando i rossoneri con la sensazione di un rigore negato e con un giocatore fondamentale fuori uso per un lungo periodo.

Il rebus del gol di Troilo, tra blocco su Maignan e spinta su Bartesaghi

Se il primo tempo si era chiuso con le proteste per l’infortunio, è nei minuti finali che la rabbia esplode definitivamente. Al minuto 84, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Mariano Troilo svetta più in alto di tutti e insacca di testa la rete che vale la vittoria per il Parma. La reazione immediata dell’arbitro Piccinini è chiara: fischia un fallo, probabilmente per un’ostruzione di Valentin Valenti su Mike Maignan, e indica la conseguente punizione per i rossoneri. Poi, però, arriva la chiamata del VAR, la revisione lunga diversi minuti e il cambio di decisione: il gol diventa regolare. E qui si apre il capitolo delle interpretazioni, perché nell’azione ce ne sono almeno due di potenziali irregolarità. La prima è proprio il posizionamento di Valenti, che si mette davanti al portiere francese, ne ostacola il movimento senza guardare il pallone, un blocco che in gergo tecnico viene definito “di movimento” e che per alcuni esperti sarebbe sempre punibile. La seconda è il duello aereo vero e proprio: Troilo, nel saltare, mette le mani sulle spalle di Bartesaghi, utilizzando quella spinta per guadagnare la posizione e la elevazione necessaria a colpire di testa.

Le pagelle dei quotidiani e l’imbarazzo della dirigenza

La mattina dopo, l’esame dei quotidiani sportivi non lascia spazio a troppi fraintendimenti. La Gazzetta dello Sport assegna a Piccinini un 5, parlando di un arbitro “influenzato” dal VAR e sottolineando come il blocco su Maignan fosse un netto ostacolo e il salto di Troilo un appoggiarsi vistosamente su Bartesaghi. Il Corriere dello Sport è ancora più severo e lo stronca con un 4,5, definendo la partita “rovinata” e parlando di “caos” generato dalle decisioni. Tuttosport si ferma a un 5,5, puntando il dito contro la tecnologia per aver indotto il direttore di gara a cambiare idea su una situazione che in campo era stata giudicata correttamente. In questo contesto, il silenzio della dirigenza rossonera diventa un fatto politico. Non parlare, per una società che nelle ultime settimane aveva cercato un contatto “garbato” con l’AIA per chiedere maggiore chiarezza, significa mandare un segnale forte: la misura è colma, la fiducia è ai minimi storici e ogni ulteriore dichiarazione pubblica rischierebbe di varcare il confine della diplomazia per entrare in una guerra aperta che, a campionato in corso, nessuno vuole davvero.

Un momento no con gli arbitri e le implicazioni in campionato

La sensazione che filtra dagli ambienti vicini al club è che non si tratti di un episodio isolato, ma di un trend negativo che si trascina ormai da diverse giornate. La partita con il Como aveva già lasciato strascichi pesanti, ma contro il Parma gli episodi sono apparsi ancora più evidenti e concentrati: un rigore non dato per un contatto che ha prodotto un infortunio grave e un gol viziato da due potenziali falli nella stessa azione. Il tutto mentre la classifica piange e la rincorsa per un posto in Champions League, obiettivo minimo della stagione, si fa sempre più complicata. E mentre a Torino, nell’altra partita, Giovanni Manna esplodeva in rabbia per Atalanta-Napoli, a Milano prevale la scelta del silenzio stampa, una decisione che in alcuni casi parla più di qualsiasi intervista e che lascia presagire un rapporto sempre più teso con la classe arbitrale e con il sistema VAR, la cui applicazione continua a dividere e a generare polemiche a ogni fine settimana.

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