Operazione segreta Usa per reclutare il pilota di Maduro: un piano da thriller finito nel nulla
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Redazione Esteri
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Un’inchiesta giornalistica condotta dall’agenzia Associated Press ha portato alla luce un audace, quanto fallimentare, piano segreto orchestrato dagli Stati Uniti con l’obiettivo di catturare il presidente venezuelano Nicolás Maduro. Secondo quanto ricostruito, un agente federale americano in servizio presso l’Homeland Security Investigations, Edwin Lopez, avrebbe tentato di corrompere il pilota personale del leader, Bitner Villegas, proponendogli una somma ingentissima, quantificabile in diversi milioni di dollari, pur di convincerlo a dirottare l’aereo presidenziale. L’intenzione, che alcuni definirebbero rocambolesca, era quella di far deviare il velivolo verso una destinazione dove le autorità statunitensi, le quali da tempo cercano di estradare Maduro con l’accusa di presunti legami con il narcotraffico, avrebbero potuto procedere al suo arresto. Un episodio che, se fosse andato a buon fine, avrebbe scritto una pagina completamente diversa nelle già tese relazioni diplomatiche tra Washington e Caracas.
La macchina dell’intelligence in movimento
La narrazione dell’operazione, che si è dipanata attraverso i racconti di tre funzionari americani – alcuni dei quali ancora in servizio mentre altri sono ormai in pensione – e di un oppositore del governo venezuelano, assume i contorni di una vera e propria spy story. L’incontro cruciale, quello in cui l’agente Lopez avrebbe fatto la sua lauta offerta al colonnello Villegas, si sarebbe svolto all’interno dell’hangar di un aeroporto situato in un paese sudamericano, un dettaglio che aggiunge un’aura di clandestinità a una manovra che mirava a destabilizzare, con un colpo di mano, la leadership di un intero paese. L’agenzia di stampa, nel descrivere la vicenda, non ha esitato a paragonarla a “una saga intrigante che ha tutti gli elementi di un thriller di spionaggio della Guerra fredda”, sottolineando come la posta in gioco e le modalità operative rievochino scenari che si credevano confinati nella narrativa o in epoche ormai passate.
Il pilota e la fortuna rifiutata
Al centro della tentata corruzione vi era il colonnello Bitner Villegas, l’uomo che, materialmente, avrebbe dovuto tradire la propria fiducia e consegnare il suo passeggero più illustre. Il compito che gli veniva assegnato era di una semplicità brutale, almeno sulla carta: modificare la rotta dell’aereo su cui viaggiava Maduro e condurlo direttamente in territorio statunitense, ripercorrendo una procedura che in passato aveva condotto alla cattura di altri narcotrafficanti. In cambio della consegna del presidente, al pilota era stata promessa una fortuna, si parla di una cifra che potrebbe aver raggiunto i cinquanta milioni di dollari, con la possibilità che il pagamento fosse effettuato attraverso canali finanziari opachi, forse un conto estero o, come è più consono alle operazioni moderne, tramite criptovalute. Un’offerta che, nonostante il suo enorme peso, non è riuscita a piegare la lealtà, o forse la prudenza, di Villegas.
Le accuse di narcotraffico e il contesto giudiziario
Il fondamento giuridico, o pretestuale, su cui gli Stati Uniti avrebbero basato l’arresto di Maduro risiede in una serie di accuse di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, accuse che il governo venezuelano ha sempre respinto con forza, definendole infondate e politicamente motivate. Questo tentativo di reclutamento forzato, peraltro, non rappresenta un caso isolato nella cronaca nera delle relazioni internazionali, dove le inchieste spesso si intrecciano con operazioni clandestine i cui esiti rimangono per lungo tempo avvolti nel mistero. La rivelazione dell’Associated Press getta ora una luce cruda sui metodi che possono essere impiegati per perseguire obiettivi di alta politica estera, mostrando come le indagini giudiziarie possano talvolta trasformarsi in operazioni dall’esito incerto e dalle potenziali, gravi, conseguenze diplomatiche.




