La rete dei reclutatori Wagner ora cerca europei vulnerabili per conto del Cremlino: l’allarme del Financial Times

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non si è dissolta, come qualcuno poteva frettolosamente ipotizzare dopo la morte di Evgenij Prigozhin e il fallito ammutinamento dell’estate del 2023, la macchina propagandistica e operativa che faceva capo al gruppo Wagner. Anzi, secondo quanto rivelato da fonti dell’intelligence occidentale citate dal Financial Times, quella stessa infrastruttura – fatta di reclutatori esperti e propagandisti navigati – sarebbe oggi uno degli strumenti più efficaci a disposizione del Cremlino per portare il conflitto ibrido direttamente nel cuore dell’Europa. La missione, per questi reduci della compagnia privata, non è più quella di convincere giovani russi delle regioni più depresse ad arruolarsi per combattere in Ucraina, ma di individuare e ingaggiare cittadini europei, preferibilmente quelli in condizioni di fragilità economica e marginalità sociale, per trasformarli in esecutori materiali di atti di sabotaggio e violenza sul suolo dei Paesi Nato.

Il meccanismo, ricostruito da funzionari della sicurezza europei, rivela un utilizzo spregiudicato e al tempo stesso razionale delle risorse. Il Gru (l’intelligence militare russa) e l’Fsb starebbero sfruttando la competenza linguistica e la conoscenza del territorio di questi ex wagneriani, i quali, attraverso piattaforme digitali come Telegram, setacciano il web alla ricerca di profili definibili come "usa e getta". Persone che, per denaro o per la ricerca di uno scopo, si dimostrano disponibili a compiere incendi dolosi contro auto di personalità politiche o a danneggiare magazzini contenenti aiuti destinati all’Ucraina. Un metodo, questo, che consente a Mosca di mantenere quella che viene definita "plausibile negabilità", ovvero la possibilità di smentire qualsiasi coinvolgimento diretto, interponendo tra i servizi e gli esecutori una catena di intermediari spesso inconsapevoli del quadro generale in cui si inseriscono.

Un modello operativo che guarda al passato per colpire il presente

Non si tratta, a ben vedere, di una strategia completamente nuova, ma piuttosto di una riconversione di competenze già ampiamente collaudate. Prigozhin, del resto, era stato il fondatore della famigerata "fabbrica dei troll" di San Pietroburgo, un’organizzazione dedita alla disinformazione e alla manipolazione dell’opinione pubblica occidentale ben prima che le sue truppe seminassero il terrore a Bakhmut. Oggi, quel know-how viene riattualizzato: gli stessi canali, gli stessi metodi di propaganda e persuasione usati per reclutare uomini nelle prigioni russe vengono impiegati per radicalizzare e armare – moralmente prima ancora che materialmente – giovani europei. Il caso del ventunenne britannico Dylan Earl, reclutato online e condannato a ventitré anni di reclusione per l’incendio di un deposito a Londra nel marzo del 2024, rappresenta un esempio concreto e inquietante di come questo schema operativo possa tradursi in azione con conseguenze penali gravissime.

La scelta di puntare su elementi esterni ai circuiti tradizionali dello spionaggio presenta, per le agenzie russe, un duplice vantaggio: da un lato, aggira il problema delle espulsioni massive di diplomatici russi che avevano di fatto decimato le reti di agenti "legali" sul territorio europeo; dall’altro, abbassa drasticamente i costi e i rischi per le proprie strutture. Se un operativo improvvisato viene scoperto, il danno d’immagine e operativo è contenuto, e il filo che lo lega a chi lo ha pagato è così sottile da spezzarsi facilmente sotto il peso delle smentite. Tuttavia, come sottolineano gli stessi analisti di sicurezza, questa economia di scala ha un rovescio della medaglia: l’amatorialità degli esecutori aumenta esponenzialmente le probabilità di errore e di intercettazione da parte dei servizi di controspionaggio europei. Se è vero che il numero di attacchi sventati supera quello di quelli riusciti, è altrettanto vero che la quantità di tentativi e la loro distribuzione geografica testimoniano una campagna di destabilizzazione estesa e sistematica.

L’obiettivo strategico: minare il sostegno all’Ucraina dal basso

Oltre agli atti di violenza fisica, esiste una componente meno visibile ma altrettanto pericolosa in questa nuova offensiva. I reclutatori della galassia Wagner, infatti, avrebbero anche il compito di orchestrare operazioni ibride a livello cognitivo, cercando di ingaggiare persone disponibili a fingersi propagandisti neonazisti o a fomentare tensioni sociali. L’obiettivo ultimo, in questo caso, è duplice: alimentare fratture interne alle società europee e, al contempo, screditare il sostegno popolare all’Ucraina, facendo leva su paure e risentimenti diffusi. Un contesto, questo, che si inserisce in una strategia più ampia del Cremlino volta a logorare la coesione dell’alleanza atlantica sfruttando ogni possibile vulnerabilità, che sia sociale, economica o politica.

Le strutture dei servizi russi, nell’adattarsi al nuovo contesto di isolamento internazionale seguito all’invasione su larga scala, hanno quindi dimostrato una notevole capacità di riciclaggio delle proprie risorse umane. I cosiddetti "musicisti" di Prigozhin, che un tempo suonavano la loro sinistra melodia sui fronti di guerra siriani o africani, oggi compongono spartiti di destabilizzazione per orchestre improvvisate di reclute europee. Un allarme, quello lanciato dal Financial Times, che conferma come il fronte del conflitto in Ucraina si sia ormai allargato ben oltre i confini geografici, infiltrandosi nelle pieghe delle nostre città e nelle maglie dei nostri sistemi di sicurezza, in una guerra d’ombre combattuta con armi di reclutamento low cost e messaggi cifrati su chat private.

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