La Russia sfida Trump all'Onu su Gaza, mentre in Cisgiordania si acuisce la tensione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la diplomazia internazionale, che non trova una quadra, si interroga sulle possibili soluzioni per porre fine a un conflitto tanto complesso, la Russia ha deciso di alzare la posta in gioco presentando al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite una bozza di risoluzione che si pone in netto contrasto con quella avanzata dagli Stati Uniti, i quali, è bene ricordarlo, basano la propria proposta sul piano di pace portato avanti dal presidente Donald Trump. Il documento di Mosca, stando a quanto riportato da agenzie di stampa che ne hanno avuto visione, opera una scelta precisa, evitando del tutto di menzionare la necessità di una smilitarizzazione della Striscia di Gaza, punto che invece risulta cardine nella visione americana. Oltre a ciò, la posizione russa si esprime con chiarezza contro una qualsiasi permanenza delle forze israeliane oltre quella che è conosciuta come la Linea Gialla, delineando così un approccio profondamente diverso sulla gestione del territorio.

Il contrasto sull'assetto futuro di Gaza

La divergenza tra le due potenze emerge in maniera lampante anche sulla questione, spinosissima, di chi debba governare l'enclave palestinese nel periodo di transizione. La bozza americana, infatti, fa esplicito riferimento al “Board of Peace”, l'organismo di amministrazione transitoria previsto dal piano Trump; quella russa, al contrario, non lo cita affatto, preferendo affidare al segretario generale dell'Onu il delicato compito di valutare le diverse “opzioni per il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione”. Una mossa, questa, che di fatto scardina i pilastri su cui Washington ha costruito la sua strategia, negando implicitamente la necessità di disarmare completamente Hamas, considerato un attore con cui, in qualche modo, bisognerà fare i conti.

La situazione esplosiva in Cisgiordania

A migliaia di chilometri di distanza dalle sale del Palazzo di Vetro, il quadro sul terreno continua a essere segnato da una violenza che non accenna a placarsi. Decine di coloni israeliani, alcuni dei quali mascherati per non essere identificati, hanno sferrato un attacco coordinato contro due villaggi palestinesi, dando alle fiamme automobili e altre proprietà private in quello che appare come l'ultimo di una lunga serie di assalti. L'intervento dei soldati, giunti sul posto con l'intento di porre fine ai disordini, non è bastato a prevenire scontri diretti con i militanti, in un clima di generale tensione che rende ogni giorno più labile il confine tra atti di protesta e vera e propria guerriglia. In un episodio separato, ma avvenuto sempre in Cisgiordania, le forze armate israeliane hanno ucciso due bambini, definendoli in un comunicato “terroristi” senza però fornire, al momento, elementi dettagliati a supporto di tale affermazione.

L'avvertimento di Mosca sul Venezuela

Il braccio di ferro diplomatico, peraltro, non si limita alla questione mediorientale, mostrando come la rivalità tra Washington e il Cremlino giochi su tavoli differenti. La Russia ha infatti rivolto un esplicito avvertimento all'amministrazione Trump riguardo alle sue intenzioni di espandere la cosiddetta guerra al narcotraffico, che potrebbe tradursi in un tentativo di deporre il presidente del Venezuela. Mosca, attraverso i suoi canali, ha ammonito gli Stati Uniti a non destabilizzare l'area dei Caraibi, un monito che suona come un chiaro segnale di come qualsiasi azione unilaterale in quella direzione non sarebbe tollerata, aggiungendo così un ulteriore tassello di complessità a uno scenario geopolitico già di per sé estremamente frammentato.

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