Enel, piano da 53 miliardi al 2028: niente nucleare, Borsa e dividendi volano
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Redazione Economia
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La strategia industriale di Enel per il triennio 2026-2028, svelata ieri a Milano dall’amministratore delegato Flavio Cattaneo nel corso del Capital Markets Day, si configura come una netta inversione di tendenza rispetto alla precedente pianificazione, segnando un ritorno deciso alla crescita e allo sviluppo dopo un periodo, quello del Piano 2023-2026, che era stato necessariamente incentrato sul consolidamento patrimoniale e sulla riduzione dell’indebitamento. Il nuovo documento programmatico, che ha ottenuto l’approvazione del consiglio di amministrazione, stanzia investimenti complessivi lordi per circa 53 miliardi di euro, una cifra che supera di dieci miliardi il budget del piano precedente e che ridisegna le priorità geografiche e tecnologiche del gruppo guidato dal ministero dell’Economia, primo azionista con una quota del 23,6%. La reazione di Piazza Affari è stata immediata e inequivocabile: il Titolo ha chiuso la giornata con un balzo del 6,8%, attestandosi sui 9,7 euro, un rialzo che gli analisti di Equita, i quali hanno prontamente alzato il target price a 11 euro con raccomandazione "Buy", hanno ricondotto alla chiara visibilità degli obiettivi e alla politica di remunerazione particolarmente generosa, nonostante il gruppo abbia dovuto recepire e prezzare nei propri conti gli effetti del cosiddetto Decreto Energia.
La crescita si gioca su rinnovabili e reti, nessuno spazio per il nucleare
Il cuore pulsante del piano, che l’ad Cattaneo non ha esitato a definire “ambizioso e credibile”, risiede nell’allocazione delle risorse, quasi equamente divise tra due direttrici principali. Oltre 26 miliardi sono infatti destinati al Business Integrato, con una parte preponderante di questi – circa 20 miliardi, ossia otto in più rispetto al precedente piano – che andranno ad alimentare lo sviluppo delle energie rinnovabili. Questo massiccio afflusso di capitali, concentrato per il 50% in Europa ma con un’attenzione particolare anche agli Stati Uniti, dove Trump è tornato alla Casa Bianca e dove Enel ha appena concluso l’acquisizione di un portafoglio di impianti eolici e solari per un miliardo di dollari, servirà ad aggiungere circa 15 GigaWatt di nuova capacità verde, portando il totale installato del gruppo oltre la soglia degli 80 GW entro il 2028. Parallelamente, più di 26 miliardi verranno investiti nel potenziamento delle Reti, con una chiara vocazione geografica che vede l’Italia in primo piano assorbire da sola circa il 55% di questi fondi, seguita dall’Iberia con oltre il 20% e dall’America Latina con quasi un quarto delle risorse: un impegno, questo, che dovrebbe far crescere la Regulated Asset Base (RAB) del gruppo da 47 a circa 58 miliardi di euro, con un incremento del 22 per cento. Quel che appare evidente, scorrendo le voci di spesa, è la totale assenza di qualsiasi accenno al nucleare, una tecnologia che pure era tornata al centro del dibattito politico italiano per iniziativa del governo Meloni: una scelta, quella di Cattaneo, che segna una presa di distanza di fatto dalle priorità dell’esecutivo, concentrando invece la crescita su fonti considerate più immediatamente redditizie e sostenibili in un contesto di domanda elettrica in forte ascesa.
Dividendi in aumento e buyback per premiare gli azionisti
A catalizzare l’entusiasmo degli investitori, oltre alla mole degli investimenti, è stata la robusta politica di remunerazione delineata nel piano. Per l’esercizio in corso, il 2025, il consiglio di amministrazione ha deliberato la proposta all’assemblea degli azionisti di un dividendo complessivo pari a 0,49 euro per azione, una cedola sostanziosa che costituisce la base per una crescita futura altrettanto significativa. Nel periodo che porterà al 2028, infatti, l’azienda prevede che l’utile netto ordinario per azione (EPS) cresca a un tasso annuo composto del 6%, raggiungendo un valore compreso tra 0,80 e 0,82 euro; in perfetta linearità con questo trend, anche il dividendo per azione (DPS) è atteso aumentare con il medesimo tasso di crescita annuo composto. A rafforzare ulteriormente l’appeal del titolo verso i fondi e i risparmiatori, è stata inoltre annunciata una nuova tranche del programma di buyback, del valore massimo di un miliardo di euro, che si inserisce nel più ampio piano di acquisto di azioni proprie autorizzato dall’assemblea. Questa ritrovata flessibilità finanziaria, che l’ad ha quantificato in circa 15 miliardi di euro, permette dunque al gruppo di coniugare l’ambizioso programma di spesa con una distribuzione di liquidità senza precedenti, un equilibrio che il mercato ha premiato senza riserve.
I data center e la domanda USA nel mirino di Cattaneo
Guardando ai mercati e ai settori che traineranno la crescita futura, Cattaneo ha indicato con chiarezza i nuovi orizzonti strategici. La domanda elettrica, spinta dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale, della robotica e dell’automazione, crescerà in modo differenziato, e l’azienda intende essere pronta a cogliere le opportunità laddove si presenteranno. Particolare attenzione è stata riservata agli Stati Uniti, nonostante la nuova presidenza Trump: Cattaneo ha infatti sottolineato come, al di là delle dichiarazioni politiche, il mercato statunitense sia considerato stabile e in forte espansione, soprattutto per la crescita esponenziale dei data center, che richiedono ingenti quantità di energia. In quest’ottica, Enel si propone come partner integrato per gli operatori del settore, offrendo non solo la connessione alla rete e la fornitura di energia a lungo termine attraverso Power Purchase Agreement (PPA), ma anche siti industriali già disponibili e dismessi, otto dei quali sono già stati individuati per essere riconvertiti. Un approccio, questo, che punta a sfruttare i megatrend globali senza inseguire mode passeggere, ma anzi cercando di posizionarsi in quei segmenti di mercato, come le rinnovabili programmabili integrate con sistemi di accumulo a batteria (BESS), dove la visibilità sui ricavi è garantita per oltre l’8% da schemi contrattuali di lungo periodo.
La strategia di de-risking piace alla Borsa
L’impostazione prudente ma al contempo espansiva del piano, che l’ad ha voluto definire “de-riskizzato”, ha trovato il favore del mercato proprio perché inra al suo interno tutti i possibili elementi di criticità, a partire dall’impatto del Decreto Energia e da assunzioni conservative sui prezzi dell’energia in Italia, stimati a 85 euro per MWh, una cifra inferiore persino alle previsioni di molti analisti. Per massimizzare la produttività del capitale, il gruppo ha inoltre previsto di realizzare ulteriori efficienze per circa 700 milioni di euro entro il 2028, accelerando il ricorso all’intelligenza artificiale e portando il 100% delle applicazioni aziendali sul cloud. Quanto al fronte delicato delle concessioni idroelettriche in Italia, Cattaneo ha ribadito l’interesse del gruppo per questo tipo di risorsa, ma ha anche lamentato la farraginosità del sistema autorizzativo, che di fatto blocca gli investimenti, e per questo ha voluto “de-riskizzare” il piano inserendo una cifra molto bassa per il loro eventuale rinnovo, isolando così la strategia industriale dalle incertezze della politica. Il risultato, come certificato dal rialzo del titolo, è un programma che guarda con realismo alle opportunità di crescita nei mercati più dinamici, dall’Australia alla Germania fino al Sudafrica, senza farsi distrarre da dibattiti ideologici e mantenendo saldo il timone su ciò che genera valore concreto e immediato per gli azionisti.




