Il Cagliari valuta l'addio di Di Pardo, mentre l'intelligenza artificiale rilegge il sonno per predire le malattie
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Redazione Salute
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La squadra sarda si muove sul mercato in queste settimane decisive, con l’obiettivo di affinare un organico che, secondo voci provenienti dall’ambiente, potrebbe presto perdere uno dei suoi elementi. Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza, quello di Alessandro Di Pardo sembra destinato a trovare una soluzione nel giro di pochi giorni, come lasciano intendere le valutazioni in corso da parte della dirigenza rossoblù. Il laterale, di proprietà del club, appare sempre più vicino a un trasferimento che, stando alle indiscrezioni, lo condurrebbe nuovamente in Serie B, dopo l’esperienza trascorsa con il Cesena. Una mossa del genere, inquadrata nella più ampia strategia di mercato del Cagliari, avrebbe il duplice scopo di sfoltire la rosa e di generare quelle risorse economiche necessarie per eventuali operazioni in entrata, mirate a rinforzare il reparto dove si renderanno disponibili degli spazi.
Le valutazioni di Budel sulla squadra e su Palestra
Proprio in un momento di fermento per le trattative, Alessandro Budel, storico centrocampista del Cagliari, ha offerto la sua lettura sulla situazione attuale della squadra, soffermandosi in particolare su uno dei giovani su cui si sono concentrate molte attenzioni. Secondo l’ex calciatore, il Cagliari avrebbe tutte le carte in regola per salvarsi senza troppi patemi, mentre un discorso più articolato è stato riservato a Marco Palestra. Budel ha infatti notato come le prestazioni del talentuoso esterno abbiano subito un calo percepibile, coincidente temporalmente con la proliferazione di voci di mercato che lo riguardano, un fenomeno che, a suo avviso, ne ha influenzato il rendimento in campo.
SleepFM: quando l’IA diagnostica dalle onde cerebrali
Parallelamente agli sviluppi nel mondo del calcio, un’altra rivoluzione silenziosa prende forma nei laboratori di ricerca, dove l’intelligenza artificiale sta riconfigurando radicalmente il modo di interpretare un’attività fondamentale come il sonno. Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Medicine presenta SleepFM, un “foundation model” multimodale addestrato su una scala di dati senza precedenti, in grado di analizzare le registrazioni polisonnografiche – quelle che tradizionalmente servono a classificare gli stadi del sonno – con una prospettiva totalmente nuova. Questo sistema, sviluppato dai ricercatori della Stanford University, non si limita a mimare la classificazione umana, ma impara il cosiddetto “linguaggio del sonno”, trascendendo le capacità diagnostiche tradizionali. La polisonnografia, in sostanza, cesserebbe di essere un mero strumento specialistico per diventare una finestra panoramica sulla salute sistemica dell’individuo, rivelando indizi precoci su un vasto spettro di condizioni.
Le implicazioni di una diagnosi predittiva
La portata della scoperta è considerevole, poiché l’algoritmo promette di identificare il rischio di sviluppare ben 130 diverse patologie future analizzando anche solo un’ora di registrazioni del sonno. Un approccio del genere, che trasforma i dati fisiologici notturni in una miniera di informazioni predittive, solleva interrogativi profondi sul confine tra medicina preventiva e destino clinico. La possibilità senza precedenti di scrutare nella salute futura di una persona attraverso l’analisi di un campione così ingente di dati, infatti, rischia di fare di questi strumenti una sorta di “oracolo digitale”, con tutte le implicazioni etiche e pratiche che ne derivano. La domanda che i ricercatori stessi sembrano porsi è proprio se sia auspicabile o meno spingersi così in là nella previsione, affidando a un modello computazionale il compito di decifrare ciò che i nostri corpi dicono mentre riposano.




