Droni caduti in Estonia e Lettonia, la guerra di Putin e Zelensky torna a sconfinare nei cieli Nato

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non c’è pace per l’Ucraina, e la tensione, ormai, non risparmia nemmeno i Paesi che della Nato fanno parte da tempo. Nelle ultime ore, due droni – uno di provenienza russa, l’altro ucraina – sono caduti rispettivamente in Estonia e Lettonia, provocando danni limitati a infrastrutture ma nessuna vittima, riaccendendo però il campanello d’allarme sulla sicurezza dei confini orientali dell’Alleanza Atlantica. L’episodio, che arriva in un momento già segnato da una recrudescenza delle ostilità, dimostra come il conflitto, pur combattuto prevalentemente su suolo ucraino, tenda a fuoriuscire dai propri confini geografici, finendo per coinvolgere direttamente le regioni limitrofe. In Lettonia, il velivolo precipitato è stato identificato come di fabbricazione russa; in Estonia, invece, quello che ha colpito la ciminiera di una centrale elettrica sarebbe un drone ucraino, probabilmente deviato dalla rotta originaria durante un’operazione militare di Kiev contro il nord-ovest della Russia.

Il contrattacco ucraino a nord di San Pietroburgo

Mentre sui cieli baltici si accendono i radar, le forze armate di Kiev hanno rivendicato un’operazione condotta nella notte contro una nave russa ormeggiata presso il cantiere navale di Vyborg, località situata a nord di San Pietroburgo, a ridosso del confine con la Finlandia. Lo Stato Maggiore ucraino ha diffuso una fotografia dell’imbarcazione colpita, ritenuta essere un rompighiaccio – probabilmente il *Purga* o il *Dzerzhinsky* – appartenente al Progetto 23550. Si tratta di una classe di navi progettata per operare in condizioni estreme, destinate al servizio della Guardia di Frontiera russa dell’Fsb, l’erede del Kgb sovietico. Il fatto che l’attacco sia avvenuto in un’area così strategica, a poca distanza dalla città natale di Vladimir Putin, rappresenta un’ulteriore dimostrazione della capacità ucraina di colpire obiettivi considerati finora fuori portata, in un’escalation che complica ulteriormente il quadro logistico del nemico.

Sconfinamenti e attacchi in territorio Nato

I due droni caduti nei Paesi baltici hanno riacceso il dibattito, mai sopito, sulla vulnerabilità dei confini dell’Alleanza. Quello precipitato in Lettonia sarebbe di origine russa, mentre il secondo, finito contro una ciminiera in Estonia, sarebbe invece riconducibile alle forze di Kiev. L’evento, secondo quanto si apprende, sarebbe legato a una vasta operazione aerea ucraina diretta contro il territorio russo, nel corso della quale alcuni mezzi avrebbero perso il controllo o deviato la rotta, finendo per sconfinare nello spazio aereo di Paesi Nato. Sebbene i danni siano stati circoscritti e non si registrino feriti, la politica resta alta: episodi del genere, seppur accidentali, rischiano di innescare equivoci diplomatici e militari in una regione già storicamente sensibile come quella baltica, dove la presenza delle truppe alleate è stata rafforzata proprio per dissuadere eventuali ambizioni russe.

Il fronte interno ucraino sotto attacco massiccio

Nel frattempo, la Russia ha risposto con la consueta brutalità, lanciando un imponente attacco di droni in pieno giorno contro diverse città ucraine. Centinaia di droni kamikaze hanno preso di mira la capitale Kiev e altre aree urbane, senza risparmiare neppure Leopoli, città simbolo dell’Ucraina occidentale considerata più sicura dalle incursioni dirette. Almeno due droni hanno colpito aree civili in quest’ultima località, mentre il resto della nottata è stato segnato dalle esplosioni e dalle difese aeree che, come spesso accade in queste settimane, hanno lavorato senza sosta per intercettare gli ordigni. L’offensiva russa, concentrata in particolare sull’uso massiccio di velivoli senza pilota, dimostra come Mosca stia cercando di saturare le difese ucraine sfruttando una produzione industriale che, nonostante le sanzioni, continua a garantire un flusso costante di materiale bellico.

Le diplomazie parallele di Orbán e il confronto in Europa

A complicare ulteriormente il quadro delle alleanze europee, arrivano le dichiarazioni del ministro degli Esteri ungherese, che ha ammesso l’esistenza di contatti con il collega russo Sergej Lavrov nel corso delle riunioni dell’Unione Europea. Budapest, guidata da Viktor Orbán, mantiene da mesi una posizione ambivalente rispetto al conflitto, osteggiando pubblicamente l’invio di aiuti militari a Kiev e tenendo aperto un canale di dialogo con il Cremlino che molti alleati considerano fuori dal coro. Questa linea, insieme agli sconfinamenti nei cieli baltici e agli attacchi incrociati tra Russia e Ucraina, restituisce l’immagine di un conflitto che non solo non accenna a esaurirsi, ma che rischia di espandere le proprie conseguenze ben oltre i confini dei due Paesi in guerra, mettendo a dura prova la coesione interna della Nato e dell’Unione Europea.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.