Asilo nido di Muggiò, le violenze su bimbi e il sistema punitivo: due arresti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un asilo nido della Brianza, quello di Muggiò, è finito al centro di un'indagine della Procura di Monza che ha portato all'arresto di due donne, una delle quali, una 24enne senza alcun titolo professionale, accusata anche di violenza sessuale su due minori di tre anni. L'inchiesta, condotta dalla Squadra Mobile, ha preso il via dopo le immagini riprese da telecamere occultate nell'istituto: si vedono abbracci, baci in bocca e approcci fisici a più riprese, con i bambini che manifestavano uno stato di disagio evidente.

La dinamica degli abusi e il metodo punitivo

La giovane educatrice è finita ai domiciliari, mentre un'altra responsabile della struttura ha ricevuto la stessa misura cautelare. Le indagini hanno ricostruito un sistema di punizioni durissimo: i bambini venivano rinchiusi in una stanza definita "l'isolamento", con l'accusa di razionare l'acqua per ridurre il bisogno di cambiare i pannolini e risparmiare sulle forniture, e di tenere spento il condizionatore durante le giornate più calde.

Il cibo servito veniva giudicato inadeguato dagli investigatori, che hanno raccolto le testimonianze di genitori preoccupati per il comportamento dei figli al rientro a casa.

Le indagini della Procura di Monza

La Procura di Monza ha coordinato gli accertamenti, avvalendosi anche delle intercettazioni ambientali: i microfoni nascosti hanno permesso di captare le conversazioni in cui si faceva riferimento a queste pratiche, oltre alle frasi pronunciate dalla 24enne mentre si avvicinava ai piccoli. Secondo gli atti, gli "approcci inopportuni" non si limitavano a un contatto fisico sgradevole, ma assumevano i connotati della violenza sessuale, come emerso dai video che hanno spinto i magistrati a emettere l'ordinanza.

L'elemento che ha fatto scattare le indagini è stato l'esposto presentato da un genitore, che aveva notato segni di malessere nel proprio figlio, unito alla confessione resa da un'ex collega della struttura, la quale ha raccontato di aver assistito a scene simili in più di un'occasione.

Le mancanze professionali e il quadro giudiziario

Dalle verifiche è emerso che la maestra di 24 anni non possedeva i requisiti necessari per svolgere quel ruolo, circostanza che ha aggravato la posizione della titolare dell'asilo, finita anch'essa ai domiciliari. Oltre alla violenza sessuale, che resta l'accusa più grave, le due donne devono rispondere di maltrattamenti: le punizioni corporali, l'isolamento e le restrizioni alimentari e igieniche configurano un quadro di vessazioni continuate ai danni di bambini che non avevano ancora compiuto tre anni.

Il nido, frequentato da una decina di bimbi, è ora al centro di una serie di accertamenti per capire se ci siano stati altri episodi analoghi nei mesi precedenti, anche se al momento le indagini si concentrano sui fatti documentati dalle telecamere e dalle dichiarazioni rese durante gli interrogatori. La magistratura sta vagliando la posizione di eventuali altri responsabili della struttura, mentre gli avvocati delle due indagate preparano le difese in vista della convalida dell'arresto.

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