Btp e bond, rendimenti oltre il 4%: dove investire e cosa guardare
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Redazione Economia
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I rendimenti dei titoli di Stato sono tornati su livelli che non si vedevano da anni, complice una combinazione di fattori che parte dagli Stati Uniti e si propaga rapidamente ai mercati europei. Il Btp decennale italiano ha chiuso una delle sedute più recenti al 4,54%, un livello che non veniva raggiunto dal novembre 2023. Soglie di questo tipo, fino a poco tempo fa considerate fuori portata, sono state superate con una certa disinvoltura, mentre gli investitori si interrogano su dove allocare capitale per sfruttare la finestra di rendimenti elevati.
La spinta dei Treasury americani
Il motore principale di questo movimento è rappresentato dal mercato obbligazionario americano. Il rendimento del Treasury decennale ha superato la soglia del 5,2%, toccando i massimi dal 2007, mentre il trentennale è salito su valori che mancavano dal 2004. All’origine della corsa ci sono le aspettative su una Federal Reserve ancora impegnata a contrastare un’inflazione ostinata, alimentata dal petrolio sopra i 100 dollari al barile e da dati macroeconomici che continuano a mostrare una certa resilienza dell’economia statunitense.
La Fed ha già varato un rialzo dei tassi di un quarto di punto, portando il target range al 3,75-4%, e le comunicazioni successive hanno convinto gli operatori che il ciclo restrittivo non sia affatto concluso. Le proiezioni aggiornate indicano un ulteriore ritocco entro la fine dell’anno, con tassi che resterebbero su livelli elevati anche nel 2027.
Effetti a catena sull’Europa
Il riflesso sui mercati europei è stato immediato. Il Bund tedesco decennale, tradizionalmente il punto di riferimento per l’area euro, ha visto il proprio rendimento salire al 3,58%, un livello che non si registrava dalla metà del 2009. In questo contesto, lo spread tra Btp e Bund si è mantenuto su valori relativamente contenuti, attorno ai 94-96 punti base, segno che il mercato non sta applicando al debito italiano un premio di rischio paragonabile a quello di altre fasi storiche di tensione.
La vera anomalia, semmai, riguarda la Francia. Il rendimento dell’Oat decennale ha superato quello del Btp italiano, arrivando a pagare più del titolo italiano nonostante il rating sovrano transalpino sia tradizionalmente superiore. Il differenziale tra Oat e Bund ha superato i 100 punti base, riportando alla mente scenari che non si vedevano dai tempi della crisi del debito sovrano dell’area euro, quando la Bce di Mario Draghi intervenne con il celebre “whatever it takes”.
A pesare sono il deterioramento dei conti pubblici francesi e l’incertezza politica in vista delle elezioni presidenziali del 2027.
Il quadro globale e le scelte di portafoglio
Il fenomeno non riguarda soltanto l’Europa e gli Stati Uniti. I Gilt britannici a dieci anni viaggiano sopra il 5,3%, mentre in Giappone il rendimento decennale ha raggiunto livelli che non si vedevano dal 1996. Si tratta di un movimento sincronizzato su scala globale, alimentato dalle aspettative di politiche monetarie più restrittive e da pressioni inflazionistiche legate soprattutto ai prezzi dell’energia.
Per chi guarda al reddito fisso come strumento di costruzione del portafoglio, le opportunità si concentrano soprattutto sulle scadenze a breve e medio termine, dove il rendimento offerto dai titoli di Stato italiani e americani è tornato a essere competitivo rispetto ad altre asset class. Il Treasury a cinque anni offre ormai oltre il 5%, mentre sul tratto a due anni il rendimento si aggira attorno al 4,9%.
Sul fronte italiano, il Btp a dieci anni si attesta in area 4,5%, con il tratto a più breve scadenza che presenta comunque livelli interessanti per chi cerca di bloccare rendimenti reali positivi.
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