Caos vacanze, la crisi di Hormuz e i diritti dimenticati dei passeggeri tra rimborsi e supplementi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’estate si avvicina e, come spesso accade quando la geopolitica incontra l’economia reale, il settore dei viaggi si trova a fare i conti con una tempesta perfetta. Lo stretto di Hormuz, crocevia strategico per il traffico petrolifero, sta generando un’incertezza tale da fiaccare il traffico aereo a causa del caro gasolio e del cherosene. In questo scenario, dove il carburante scarseggia e i prezzi dei posti in aereo rischiano di toccare punte di 85 euro per le tratte più esposte, il Codacons ha diffuso una guida, aggiornata alle recenti linee guida europee, per districarsi tra cancellazioni, supplementi e risarcimenti. Il messaggio che arriva da Bruxelles è netto: il costo del jet fuel non può trasformarsi in un supplemento occulti da scaricare su chi ha già acquistato il biglietto, eppure la realtà per chi parte in autonomia è irta di ostacoli burocratici.

Vacanze fai da te e il rischio concreto di perdere tutto

Chi ha organizzato il viaggio acquistando separatamente volo, hotel e servizi – la cosiddetta “vacanza fai da te” – si trova nella posizione più delicata. In caso di cancellazione del volo, il passeggero ha certo diritto al rimborso integrale del biglietto o a un volo alternativo, ma c’è un grande vuoto normativo per tutto il resto. Se la tratta viene soppressa a ridosso della partenza, magari quando ci si trova già al gate, scattano i diritti all’assistenza (pasti, hotel e trasferimenti), ma nessuna tutela copre la perdita della prenotazione in hotel o della gita organizzata, a meno che non fosse stata stipulata una polizza assicurativa ad hoc. Questo dettaglio, spesso sottovalutato, rischia di trasformare una vacanza in un salasso economico, poiché le spese per le strutture ricettive, non essendo legate a un pacchetto turistico, non prevedono rimborsi automatici.

Risarcimenti fino a 600 euro, ma con una distinzione cruciale

Il nodo centrale della questione, quello che sta creando maggiore attrito tra compagnie e consumatori, riguarda i risarcimenti (cosa ben diversa dal semplice rimborso della spesa). Le linee guida varate dall’Ue specificano che il diritto a un indennizzo fino a 600 euro a passeggero dipende dalla natura della “circostanza eccezionale”. Se la compagnia cancella un volo per una reale carenza fisica di carburante in un determinato scalo – situazione che rientra nelle eccezioni – l’indennizzo aggiuntivo decade. Tuttavia, se il vettore decide di tagliare la rotta semplicemente perché il costo del cherosene rende la tratta poco redditizia (una scelta commerciale, insomma), allora il passeggero può legittimamente chiedere il massimo del risarcimento, oltre al rimborso del biglietto. Una distinzione sottile, ma fondamentale, che il Codacons ha evidenziato per evitare che i vettori nascondano scelte economiche dietro la cortina fumosa della crisi internazionale.

Assicurazioni, clausole e i nuovi carburanti negli aerei europei

Stipulare un’assicurazione di viaggio sembrerebbe la soluzione più immediata, ma anche in questo campo le insidie sono dietro l’angolo. Le polizze hanno un costo medio che oscilla tra il 3% e l’8% del valore della vacanza, eppure difficilmente coprono i casi legati a conflitti o disordini civili; la paura di viaggiare o il timore per le condizioni geopolitiche non sono considerati giustificazioni valide per ottenere un rimborso. Per ovviare alla scarsità di combustibile, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea ha nel frattempo aperto alla possibilità di utilizzare il carburante “Jet A”, quello normalmente impiegato negli Stati Uniti e in Canada, in deroga allo storico “Jet A-1” europeo. Una soluzione tecnica, questa, volta a scongiurare l’ipotesi di una paralisi degli scali continentali.

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