La prevenzione che allunga la vita, oltre il 40 per cento dei tumori si può evitare
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Salute
-
Sono dati che fanno riflettere, quelli che emergono da un monumentale studio pubblicato su Nature Medicine e condotto dagli esperti dello Iarc di Lione, l'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Analizzando decine di tipologie di neoplasie in quasi duecento Paesi, i ricercatori hanno infatti quantificato con precisione quanto stili di vita e fattori esterni incidano sull'insorgenza della malattia: circa il 40 per cento dei nuovi casi di cancro nel mondo, una percentuale che si traduce in milioni di diagnosi ogni anno, potrebbe essere evitato intervenendo su elementi modificabili. Lo studio, che ha preso in esame trenta fattori di rischio prevenibili, ha individuato nel fumo di tabacco il principale nemico, da solo responsabile di una fetta significativa del totale, seguito dalle infezioni e dal consumo di alcol. Un'analisi, questa, che conferma e rafforza quanto già da tempo sostenuto dalla comunità scientifica, ma che ora fornisce una base statistica senza precedenti per orientare le politiche sanitarie globali.
Le 14 raccomandazioni del codice europeo e l'impatto delle infezioni
Non è la prima volta che la scienza cerca di tradurre in indicazioni pratiche le evidenze raccolte. Da oltre trentacinque anni, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, in collaborazione con la Commissione Europea, pubblica e aggiorna il Codice Europeo contro il Cancro, un vademecum che nella sua quinta edizione, presentata su The Lancet Regional Health – Europe, elenca quattordici raccomandazioni chiare. Queste linee guida, frutto del lavoro di circa ottanta esperti, spaziano dalla raccomandazione di non fumare a quella di mantenere un peso reo sano, dall'importanza dell'attività fisica alla limitazione del consumo di alcolici, fino alla partecipazione ai programmi di screening. Particolare attenzione viene dedicata alla prevenzione delle infezioni, un fattore che da solo spiega una percentuale importante di tumori, come quelli al fegato legati al virus dell'epatite B, quelli gastrici causati dall'Helicobacter pylori o il cancro alla cervice uterina, quasi interamente dovuto al papillomavirus umano. La possibilità di vaccinarsi contro alcuni di questi agenti infettivi rappresenta, di fatto, una forma di prevenzione oncologica primaria di straordinaria efficacia.
Quasi la metà dei decessi previsti potrebbe essere evitata entro cinque anni
Un altro studio, pubblicato su The Lancet Global Health, sposta il focus dalla prevenzione primaria a ciò che accade dopo la diagnosi. La ricerca ha stimato che, a cinque anni dalla scoperta di un tumore, quasi la metà dei decessi attesi potrebbe essere evitata grazie a un insieme integrato di interventi. Non si tratta solo di evitare che il cancro insorga, ma di agire su più fronti: una diagnosi sempre più precoce, che permette di intercettare la malattia quando è ancora in uno stadio iniziale e quindi più facilmente trattabile, e un accesso universale e tempestivo alle cure migliori. L'analisi, condotta su scala globale, evidenzia come le disuguaglianze nell'accesso ai sistemi sanitari pesino in modo determinante sugli esiti della malattia, con differenze sostanziali tra Paesi a diverso reddito. In particolare, per alcuni tipi di cancro come quello al polmone, al fegato, allo stomaco, al colon-retto e alla cervice, si concentra la maggior parte dei decessi che potrebbero essere teoricamente scongiurati.
I numeri in Italia e nel mondo tra progressi e criticità
Il quadro globale, con circa venti milioni di nuovi casi l'anno e quasi dieci milioni di decessi, trova riscontri anche nella realtà italiana, dove si registrano circa trecentonovantamila diagnosi annue. Il dato confortante, però, è che quasi la metà dei pazienti nel nostro Paese guarisce o supera la fase critica della malattia, un risultato che si riflette in una diminuzione della mortalità del 9 per cento nell'ultimo decennio. Un andamento positivo, questo, dovuto sia ai progressi terapeutici che a una maggiore consapevolezza, ma che non deve far abbassare la guardia: le proiezioni indicano un possibile aumento dei nuovi casi a livello mondiale fino a trenta milioni entro il 2040, il che rende ancora più urgente investire su politiche di prevenzione efficaci e strutturate. Anche per i tumori del sangue, come leucemie, linfomi e mielomi, che colpiscono ogni anno nel mondo circa un milione di persone e in Italia tra le trentamila e le trentacinquemila, la ricerca sta facendo passi da gigante, con oltre mezzo milione di connazionali che convivono con queste patologie, spesso cronicizzate.




