Il Milan e la lunga attesa del direttore sportivo: 680 giorni tra riflessioni e colpi di scena

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sono passati 680 giorni da quando il Milan, una delle squadre più titolate d’Europa, si è ritrovato senza un direttore sportivo operativamente riconosciuto. Un vuoto che, nonostante le dichiarazioni iniziali sulla necessità di una scelta ponderata, ha trasformato la ricerca in una sorta di telenovela, costellata di svolte improvvise e ripensamenti.

Se all’inizio sembrava che Fabio Paratici potesse essere l’uomo giusto, le trattative sono naufragate, lasciando spazio a Igli Tare, ex ds della Lazio, che dopo un incontro a Roma con l’amministratore delegato Giorgio Furlani era dato ormai per certo. Eppure, il club ha preferito prendersi del tempo, alimentando dubbi e speculazioni. Tra i nomi ancora in ballo c’è quello di Tony D’Amico, attuale direttore sportivo dell’Atalanta, che domenica sarà a San Siro per la partita contro i rossoneri. Un’occasione che, secondo alcune voci, potrebbe trasformarsi in un primo contatto informale.

Fabio Ravezzani, direttore di TeleLombardia, ha espresso perplessità sulla situazione: "C’è qualcosa che non torna", ha detto durante una trasmissione radiofonica, sottolineando come il Milan, nonostante le critiche per i presunti ingenti investimenti, abbia in realtà mantenuto bilanci in utile. Una precisazione che sembra ribadire l’importanza di una figura in grado di coniugare ambizione e sostenibilità.

Anche Carlos Passerini, giornalista del Corriere della Sera, ha confermato che la trattativa con Tare non è chiusa: "Furlani vuole ancora guardarsi attorno", ha spiegato, lasciando intendere che potrebbero esserci ulteriori sviluppi. Il fatto che il manager albanese rimanga il candidato principale, ma non l’unico, dimostra come il club stia valutando ogni opzione con estrema cautela.

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