Qualità dell’aria, revocate le limitazioni a Como e Lecco: lombarde divisi tra miglioramenti e criticità

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il quadro della qualità dell’aria in Lombardia presenta, a partire da domani, sabato 14 marzo, una fisionomia a macchia di leopardo, con alcuni territori che escono dalla fase acuta dell’emergenza smog e altri che, al contrario, rimangono saldamente ancorati a misure restrittive di primo e secondo livello. I dati registrati nella giornata di ieri, giovedì 12 marzo, dai tecnici di Arpa Lombardia hanno infatti certificato il rientro nei limiti della media giornaliera di Pm10 per le province di Como e Lecco, determinando l’automatica disattivazione delle ordinanze temporanee che erano entrate in vigore appena quarantottore prima. Il meccanismo, del resto, è regolato in modo preciso dalla delibera della Giunta regionale numero 5613 del 2026, la quale stabilisce che il venir meno delle condizioni di superamento della soglia comporti la cessazione immediata dei divieti, senza necessità di ulteriori provvedimenti da parte delle amministrazioni locali.

La mappa dell’inquinamento, però, non si ricompone in un colore unico, e anzi evidenzia disparità significative sul territorio regionale. Se per i lecchesi e i comaschi, dunque, si torna alla normalità operativa, con la revoca dello stop per i veicoli più inquinanti e delle limitazioni agli impianti di riscaldamento a biomassa, altrove la situazione permane critica. Nelle province di Bergamo, Mantova, Milano e Monza, infatti, restano attive le cosiddette misure temporanee di primo livello, quelle scattate dopo il superamento dei limiti registrato mercoledì 11 marzo, e che impongono, tra le altre cose, il blocco per i diesel Euro 4 (persino quelli provvisti di filtro antiparticolato) e per le auto a benzina Euro 1, oltre alla riduzione di un grado della temperatura nelle abitazioni e al divieto di spandimento dei liquami zootecnici se non tramite iniezione diretta o interramento immediato.

Lodi e Cremona, le più colpite: secondo livello e ipotesi sulle cause strutturali

Il dato che maggiormente attira l’attenzione degli addetti ai lavori, però, riguarda le province di Lodi e Cremona, dove le restrizioni non solo non vengono allentate, ma permangono anzi al livello più alto, quello definito di secondo grado. In queste aree, le previsioni meteorologiche per i prossimi giorni indicano condizioni ancora variabili e, quel che più conta, sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti; l’assenza di venti significativi e la persistenza dell’alta pressione, com’è noto, trasformano la Pianura Padana in un catino nel quale le polveri sottili ristagnano. A questo si aggiunge una conformazione produttiva del territorio che incide in maniera non trascurabile sui livelli di Pm10: non è un caso che Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, abbia puntato il dito contro la concentrazione di allevamenti intensivi, fonti rilevanti di ammoniaca che, combinandosi con altri agenti inquinanti, contribuisce alla formazione del particolato secondario.

Nei territori di Lodi e Cremona, pertanto, ai divieti già elencati per il primo livello si somma un’ulteriore stretta sugli impianti termici: non solo quelli a biomassa classificati fino a tre stelle, ma anche quelli a quattro stelle compresi, non possono essere utilizzati. Un aggravio che testimonia quanto la matrice agricola e zootecnica, in quelle aree, giochi un ruolo determinante nel superamento dei valori limite, e quanto le soluzioni debbano necessariamente passare da un ripensamento delle pratiche di spandimento e di gestione dei reflui, oltre che dal rinnovo del parco dei mezzi agricoli.

L’andamento dei livelli di Pm10 e il meccanismo delle revoche

Il sistema di monitoraggio regionale funziona secondo una logica rigidamente automatica, studiata per evitare discrezionalità e ritardi burocratici. Quando i valori di Pm10, misurati come media giornaliera, tornano stabilmente al di sotto della soglia dei 50 microgrammi per metro cubo, scatta la procedura di disattivazione. È quanto accaduto per Como e Lecco, dove i bollettini di Arpa hanno fornito un quadro rassicurante, tale da consentire il ripristino della viabilità ordinaria e la sospensione delle raccomandazioni anti-smog. Sul portale www.infoaria.regione.lombardia.it, come ricordano fonti ufficiali, è attivo un sistema di notifica che consente ai cittadini di ricevere aggiornamenti in tempo reale sull’attivazione o la cessazione delle misure, previa registrazione.

Resta da comprendere, nelle prossime ore, se l’evoluzione delle condizioni atmosferiche possa favorire un miglioramento anche nelle province più tormentate. Il fattore meteorologico, in questo contesto, gioca un ruolo decisivo: la stabilità atmosferica, l’inversione termica e l’assenza di precipitazioni intrappolano gli inquinanti negli strati bassi dell’atmosfera, vanificando gli sforzi compiuti con le limitazioni al traffico e al riscaldamento. Per ora, Bergamo, Mantova, Milano e Monza restano in giallo, mentre Lodi e Cremona rimangono in arancione rafforzato, a testimonianza di una regione che fatica a trovare una quadra uniforme nella lotta allo smog.

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