Stipendi pubblici, Zangrillo frena dopo la sentenza: in dodici superano i 300mila euro

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La bufera scatenata dalla vicenda del Cnel, la cui presidenza ha visto l'adeguamento dello stipendio a oltre 311mila euro, ha spinto l'esecutivo a intervenire per placare gli animi e tentare di imbrigliare una potenziale deriva retributiva. Il ministro per la pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, si appresta a firmare una circolare che, di fatto, congelerà sul nascere ogni tentativo di rincorrere aumenti per i dirigenti dello Stato. Una mossa che, sebbene non definitiva, mira a ripristinare un quadro di attesa, dopo che la Corte costituzionale ha cancellato il precedente tetto massimo di 240mila euro, originariamente concepito come misura straordinaria. Quella soglia, che per anni aveva rappresentato un limite invalicabile, è stata giudicata incostituzionale, lasciando un vuoto normativo che alcuni, come è apparso evidente, hanno colto con tempestività.

Il caso che ha fatto esplodere la polemica

Al centro della controversia si colloca la figura di Renato Brunetta, oggi presidente del Cnel, il quale – dopo aver a lungo inveito, da ministro, contro i cosiddetti “fannulloni” e gli “imboscati” della pubblica amministrazione – ha ottenuto per sé un trattamento economico che sfiora ora i 311mila euro annui, con una parte della somma riconosciuta con effetto retroattivo. Una decisione che ha sollevato un coro di critiche trasversali, provenienti sia dall'area di governo che dall'opposizione, e che ha riacceso il dibattito sulla congruità di certi emolumenti, specialmente in un periodo in cui una larga fetta della popolazione fatica ad arrivare a fine mese. Lo stesso Brunetta, in passato, non aveva risparmiato giudizi severi sull'ente che oggi guida, definendolo senza mezzi termini "un peso inutile".

La circolare del ministro come argine temporaneo

L’intervento di Zangrillo, pertanto, si configura come una misura d'urgenza, un tentativo di porre un argine in attesa che vengano delineate regole chiare e uniformi per tutti. La circolare, come anticipato, bloccherà qualsiasi adeguamento salariale al di sopra delle soglie previgenti, impedendo di fatto che altri enti o amministrazioni seguano l'esempio del Cnel. La sentenza della Consulta, se da un lato ha eliminato un vincolo considerato illegittimo, non ha infatti inteso legittimare un automatismo per cui tutti i compensi possano lievitare indiscriminatamente; una distinzione, questa, che il governo intende sottolineare con la propria iniziativa.

La ristretta cerchia dei super-stipendi

Nonostante l'abolizione del tetto, l'analisi della situazione rivela che saranno soltanto in dodici, tra i massimi funzionari dello Stato, a poter superare la soglia dei 300mila euro annui. Un gruppo esiguo, dunque, i cui membri ricoprono incarichi di vertice in istituzioni o autorità di particolare rilievo. La circolare ministeriale, in questo contesto, non mira a ridurre gli stipendi già consolidati, bensì a prevenire un effetto emulazione che potrebbe portare a un generalizzato rialzo delle retribuzioni in un momento economicamente delicato per il paese, evitando che si crei una "giungla" retributiva nel pubblico impiego.

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