L'Italia del bob a quattro chiude quinta a Cortina, Germania ancora padrona del ghiaccio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
L'ultima giornata dei Giochi di Milano Cortina 2026, quella dedicata alle cerimonie di commiato e agli ultimi, disperati assalti al medagliere, ha regalato all'Italia un piazzamento d'onore sulla pista Eugenio Monti di Cortina. L'equipaggio azzurro del bob a quattro, composto da Patrick Baumgartner alla guida e dai frenatori Lorenzo Bilotti, Eric Fantazzini e Robert Mircea, ha concluso la propria fatica olimpica al quinto posto, un risultato che profuma di impresa se si considera il divario tecnico con le corazzate straniere e la lotta serrata portata avanti fino all'ultimo dei quattro discese. Per il faentino Bilotti, così come per il compagno di Peccioli Fantazzini, si tratta del miglior risultato della carriera a cinque cerchi, un traguardo che migliora quanto di buono era stato seminato a Pechino 2022 e che li proietta definitivamente nell'élite della disciplina, nonostante il rammarico per un podio sfumato per un soffio -1-2.
Il peso di venticinque centesimi, lo scarto che separa la gloria dal prestigio
Il tempo totale fatto segnare dagli azzurri, un crono di 3 minuti, 38 secondi e 89 centesimi, li ha visti tagliare il traguardo a soli 25 centesimi di secondo dalla medaglia di bronzo, conquistata a sorpresa dalla Svizzera di Michael Vogt. Un margine risibile, inferiore a un battito di ciglia, che racconta la tensione e la qualità della prova offerta dal team italiano, capace di tenere testa a nazioni con una tradizione ben più radicata nel bob -7. La gara, come da pronostico, è stata un monologo teutonico: la Germania ha piazzato due suoi equipaggi sul podio, con Johannes Lochner che ha bissato l'oro del bob a due e Francesco Friedrich, una leggenda vivente della specialità, che ha dovuto accontentarsi dell'argento, confermando una volta di più la schiacciante superiorità della sua scuola -7-10.
Fantazzini e Bilotti, l'orgoglio dei territori e la conferma di un livello
Nella lettura a caldo della prestazione, emergono con chiarezza il coraggio e la determinazione di un equipaggio che non ha mai smesso di crederci, spingendo sulla fase di spinta e cercando la traiettoria perfetta in ogni curva del tracciato ampezzano. Se da un lato le celebrazioni ufficiali, come quella dell'amministrazione comunale di Peccioli per il suo campione Fantazzini, sottolineano il legame profondo tra il territorio e i suoi atleti, dall'altro le parole del pilota Baumgartner restituiscono la lucidità di chi ha dato tutto. Il bobbista altoatesino ha riconosciuto qualche piccola sbavatura, sia nella spinta che nella guida, dettagli che su una pista così tecnica e contro avversari di questo calibro pagano dazio, ma ha voluto sottolineare come la prestazione complessiva sia comunque motivo di soddisfazione -1. Il quinto posto, insomma, non è una medaglia, ma rappresenta un'importante iniezione di fiducia per il movimento italiano in vista dei prossimi impegni internazionali.
L'analisi di una gara combattuta, l'ombra del podio e il dominio tedesco
L'analisi delle singole manche racconta di un'Italia in costante progressione, capace di limare i distacchi e di inserirsi nella lotta per le posizioni che contano già dalle prime discese. Dopo la terza run, gli azzurri erano quinti con un ritardo di 1 secondo e 10 centesimi dai leader, ma la distanza dalla zona medaglie si era ridotta a soli 18 centesimi, alimentando le speranze di un finale da sogno -2. Poi, nell'ultima e decisiva discesa, la Svizzera di Vogt ha piazzato la zampata vincente, scalzando dal podio il secondo equipaggio tedesco e lasciando gli italiani a un passo dalla festa. Un epilogo che lascia l'amaro in bocca ma che certifica la crescita di un settore, quello del bob azzurro, che su questa pista di casa ha dimostrato di poter competere ad altissimi livelli. Il quinto posto olimpico, in una gara dominata dalle potenti slitte tedesche, rappresenta per Bilotti, Fantazzini e compagni un biglietto da visita importante per il futuro, un futuro che passa inevitabilmente dalla capacità di limare quei venticinque centesimi che oggi li separano da un bronzo dal sapore storico.




