Francesca Cabrini, la strada della speranza arriva in prima tv

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La parabola umana e spirituale di una delle figure più tenaci della storia della carità, quella di Francesca Cabrini, approda stasera sul piccolo schermo con il film a lei dedicato, in onda in prima visione su Canale 5. La pellicola, diretta da Alejandro Monteverde e interpretata da Cristiana Dell'Anna, ripercorre le tappe fondamentali dell'esistenza della religiosa lombarda, la cui determinazione – spesso descritta come visionaria – la portò, sul finire del diciannovesimo secolo, ad attraversare l'oceano per soccorrere i connazionali emigrati a New York, molti dei quali vivevano in una miseria che pareva senza rimedio. Quel viaggio, compiuto nonostante una salute cagionevole, segnò l'inizio di un'opera capillare, che dalla Grande Mela si sarebbe estesa a numerosi altri paesi, dando concretezza a un santo e ambizioso progetto di assistenza.

Dalle campagne lodigiane al nuovo mondo

Nata a Sant'Angelo Lodigiano nel 1850, ultima di tredici fratelli, Francesca Saverio Cabrini maturò presto la vocazione missionaria, sebbene le sue condizioni di salute le avessero precluso l'ingresso iniziale in un ordine religioso. Fondò così, a soli trent'anni, l'Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, ottenendo poi – con un'audacia non comune per una donna dell'epoca – la personale approvazione di Papa Leone XIII, ruolo che nel film è ricoperto da Giancarlo Giannini, per rivolgere la sua opera non verso l'Oriente, come avrebbe voluto, ma verso l'Occidente e in particolare verso gli Stati Uniti, dove già si riversavano in migliaia gli italiani in cerca di fortuna. “Voglio costruire un impero, Santità. Un impero di speranza”, è la frase che, nel racconto cinematografico, sintetizza il suo coraggio e la sua lungimiranza, mostrando una risolutezza che andava ben oltre i confini della semplice filantropia.

Un'eredità che supera i confini

L'azione di Madre Cabrini, che le valse l'appellativo di "madre dei migranti" e la santificazione, non si limitò alla sola assistenza materiale, pur essendo quella un bisogno impellente, ma mirò a costruire scuole, ospedali e orfanotrofi, creando una rete di sostegno che potesse dare dignità e futuro a chi era partito senza nulla. La sua memoria, del resto, è custodita tanto nella terra natia, dove a Sant'Angelo Lodigiano una statua bronzea di Enrico Manfrini ne ritrae le fattezze, quanto nel cuore simbolico dell'emigrazione italiana, il Battery Park di New York, dove un monumento realizzato da Giancarlo Biagi e Jill Burkee ne celebra dal 2020 l'operato. Si tratta di una testimonianza tangibile di come la sua figura abbia scavalcato gli oceani, radicandosi in quelle terre lontane che divennero, per sua scelta, la vera casa della sua missione.

Il film e la cronaca di un'epoca

La trasposizione cinematografica, inevitabilmente, concentra in un racconto di qualche ora decenni di attività instancabile, mettendo in luce il carattere risoluto della religiosa e le enormi difficoltà che dovette affrontare, in un'epoca dove le donne, ancor più se suore, non godevano di particolare autonomia. La scelta di Cristiana Dell'Anna per il ruolo principale appare quanto mai azzeccata, data la capacità dell'attrice di restituire, attraverso una recitazione misurata e intensa, la complessità di una personalità fatta di dolcezza e fermezza incrollabile. La regia di Monteverde, d'altro canto, sembra puntare a mostrare non solo l'agiografia, ma anche il contesto storico e sociale, talvolta brutale, in cui quell'opera pionieristica si sviluppò, un contesto che vide negli immigrati italiani una forza lavoro spesso sfruttata e marginalizzata.

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