Cabrini sull’Heysel: «Eravamo contrari a giocare, ma non c’era alternativa»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quarant’anni dopo, Antonio Cabrini, storico capitano della Juventus, ripercorre con lucidità i momenti che precedettero la strage dell’Heysel, quando la finale di Coppa dei Campioni tra bianconeri e Liverpool si trasformò in una delle pagine più buie del calcio. «Sin da subito», racconta l’ex terzino, «apparve chiaro che qualcosa di gravissimo stava accadendo. Arrivavano persone terrorizzate, ma non potevamo immaginare l’entità di quanto stava succedendo». Le sue parole, rilasciate in occasione dell’anniversario, confermano ciò che emerse poi dalle inchieste: una serie di errori irreparabili, dalla scelta di uno stadio inadeguato alla sottovalutazione della tensione tra le tifoserie.

«Per quella finale», prosegue Cabrini, «furono commesse leggerezze imperdonabili. Lo stadio non era idoneo, e l’agonismo tra i tifosi, unito all’assenza di misure di sicurezza adeguate, creò le condizioni per una tragedia annunciata». Anche se i giocatori, all’oscuro della reale portata degli incidenti, si trovarono di fronte a una decisione lacerante: giocare o no. «Eravamo contrari», ammette, «ma alla fine fu ritenuta la scelta più giusta, seppur dolorosa».

A Bruxelles, intanto, si è svolta una cerimonia per ricordare le 39 vittime, i cui nomi sono stati letti da Gianluca Pessotto, altro ex juventino. Un minuto di silenzio ha scandito il ricordo di chi perse la vita tra le macerie di un muro crollato sotto la spinta della folla, mentre milioni di spettatori, davanti alla tv, assistevano inerme a un dramma che avrebbe cambiato per sempre il rapporto tra sport e sicurezza.

Tra loro c’era anche la famiglia di Gianfranco Sarto, morto nonostante la rassicurazione data dallo striscione del club torinese, visibile in televisione dalla parte opposta alla curva dove si consumò il disastro. «Ci crollò il mondo addosso», ha ricordato uno dei familiari, riportando il dolore di una perdita che ancora oggi, a distanza di decenni, non si è sopita.

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