Bagnaia e l’enigma della gomma posteriore: un problema di fisica o di percezione?
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Redazione Sport
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Il secondo posto nella Sprint di Austin, arrivato dopo aver sfiorato la vittoria e dopo un sabato in cui sembrava aver finalmente ritrovato le vecchie sensazioni, aveva acceso la speranza che per Pecco Bagnaia il 2026 potesse realmente partire dal Texas. Ma le speranze, si sa, nel Motomondiale durano quanto il tempo di un giro di ricognizione. Domenica, sul Circuit of the Americas, il pilota della Ducati è stato rispedito con violenza alla realtà, quella di una Desmosedici GP26 che con lui sembra parlare una lingua diversa rispetto a quella utilizzata con i suoi compagni di marca.
Scattato dalla prima fila, un piazzamento che avrebbe dovuto rappresentare il viatico ideale per una gara di attacco, Bagnaia si è invece ritrovato a navigare nelle retrovie dopo pochi metri dallo spegnimento dei semafori, per poi tentare una rimonta che, sebbene inizialmente efficace, si è infranta contro un muro di gomma – letteralmente. L’illusione di una domenica diversa è durata fino a quando, giunto a ridosso del podio, il posteriore della sua moto ha iniziato a cedere in modo irreversibile. Un problema, questo, che l’italiano conosce fin troppo bene: “All’ottavo giro ero già con poca gomma”, ha spiegato ai tecnici al termine di una gara chiusa in nona posizione.
L’analisi tecnica di un guasto ricorrente
Ciò che più colpisce, nell’analisi a freddo del weekend texano, è la natura paradossale del problema. Bagnaia non ha nascosto la frustrazione per un degrado anomalo che sembra prescindere dal suo stile di guida, come se ci fosse una falla logica nel comportamento della moto. “I piloti Ducati in genere sono sempre stati bravi e la moto è sempre stata dolce sulla gomma dietro”, ha ricordato, sottolineando come quella che un tempo era la principale virtù del prototipo di Borgo Panigale si sia trasformata, per lui, in un’arma a doppio taglio.
Le dichiarazioni rilasciate nel dopo-gara hanno acceso un faro su un aspetto squisitamente tecnico che potrebbe diventare il nodo centrale della stagione. Bagnaia ha descritto un fenomeno preciso: la moto, attualmente, lo costringe a utilizzare il posteriore come perno per affrontare le curve, perché l’anteriore spinge oltre misura rendendo difficile la frenata e l’inserimento. Il risultato di questa forzatura è una distruzione sistematica della mescola, con il fianco destro che si disintegra in pochi giri, compromettendo irrimediabilmente il grip. È un circolo vizioso che trasforma la gara lunga in una mera sopravvivenza, dove il passo non si controlla ma si subisce.
Il confronto con le Aprilia e l’incognita Jerez
La dinamica della gara di Austin ha offerto uno spaccato interessante della situazione. Mentre Bagnaia lottava con un degrado che lo ha visto scivolare progressivamente indietro, le Aprilia – in particolare quella di Jorge Martin – sembravano veleggiare con una gestione delle gomma decisamente più efficace, dettando un ritmo che per la Ducati era semplicemente insostenibile sulla distanza. La frase con cui il pilota piemontese ha liquidato la situazione è forse la più eloquente sullo stato delle cose: “In questo momento Aprilia fa quello che vuole”. Una constatazione amara che arriva dopo tre round in cui il distacco dal vertice, nella gara domenicale, si è fatto più pesante di quanto i piazzamenti nel sabato lascino intendere.
Ora lo sguardo si sposta verso l’Europa e il prossimo appuntamento di Jerez. Si tratta di una pista tecnicamente molto diversa da Austin, ma che impone un requisito fondamentale alla moto: la capacità di girare, di fluire da una curva all’altra con naturalezza. È proprio questa la caratteristica che, secondo Bagnaia, manca alla GP26 attuale, quella capacità di “girare” che permetterebbe di preservare le gomme senza stravolgere lo stile di guida. L’impressione, al termine del Gran Premio degli Stati Uniti, è che il vero problema non sia più solo la moto in sé, ma il rapporto dialettico – ormai incrinato – tra le richieste del pilota e le risposte di un prototipo che, con altri interpreti, continua a dimostrare un potenziale immenso.
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