Il post per Adele Cobelli, poi l'incidente: ciclista muore travolta da un'auto a Palermo
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Redazione Interno
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Non c'è stato nemmeno il tempo di metabolizzare l'ennesima tragedia sulle strade italiane, quella che sabato ha strappato alla vita Adele Cobelli, una ragazza di appena quattordici anni, promessa del mountain bike trentino, quando un'altra scia di sangue si è consumata sull'asfalto. A poche ore di distanza, il destino beffardo e crudele ha voluto che le stesse parole scritte per piangere la giovanissima atleta diventassero il tragico epitaffio per un'altra vita spezzata.
Nicoleta Mirela Rusu, 41 anni, è morta dopo essere stata investita da un'auto mentre pedalava vicino Palermo, quasi come se il pensiero rivolto alla ragazza di Lavis fosse stato un presagio, un'ombra che si allunga sulla fragilità di chi sceglie la bicicletta come compagna di viaggio.
L'appello condiviso poche ore prima della tragedia
Il filo che lega queste due vicende, apparentemente distanti centinaia di chilometri ma unite da una medesima, drammatica costante, è un post sui social network. La donna, prima di salire in sella alla sua bicicletta per l'ultima volta, aveva ripostato un messaggio scritto da Cristian Licata, presidente della società sportiva per cui militava Adele Cobelli. Un appello disperato e lucido rivolto a chi guida un'automobile, un monito che nelle ore successive avrebbe assunto un peso specifico insopportabile.
"Quando ci passate accanto, spesso sfiorandoci, dovete sapere che noi non abbiamo carrozzeria o airbag", si leggeva nel testo condiviso dalla Rusu, un grido che sottolinea l'asimmetria totale tra chi viaggia dentro una scocca di metallo e chi invece è protetto soltanto da un casco, da una maglietta e, per l'appunto, dalla speranza che l'attenzione alla guida non venga meno. "Vogliamo solo tornare a casa vivi", concludeva quell'appello, una frase che suona oggi come un'amara, dolorosa preghiera inascoltata.
La dinamica dell'incidente a Pioppo
Quella speranza si è infranta poco dopo, lungo le strade che costeggiano Pioppo, una frazione alle porte del capoluogo siciliano. Secondo una prima ricostruzione della dinamica, un'automobile avrebbe invaso la carreggiata opposta per effettuare un sorpasso vietato, oltrepassando la linea continua e superando tre veicoli che la precedevano. Una manovra azzardata e folle che ha trasformato la strada in una trappola mortale per un gruppo di ciclisti che si trovava a percorrere quel tratto.
L'impatto è stato violento, inevitabile, e ha travolto il gruppo, falciando Nicoleta Rusu mentre il compagno della donna, che pedalava insieme a lei, ha assistito impotente alla scena. Oltre alla vittima, un altro ciclista è rimasto ferito nell'incidente, mentre gli altri due superstiti del gruppo hanno già fornito il loro racconto agli investigatori, delineando i contorni di una manovra che non lascia spazio a dubbi sulla sua pericolosità.
L'indagine della Procura e il dramma della sicurezza stradale
La Procura di Palermo ha aperto un fascicolo per fare piena luce su quanto accaduto, cercando di stabilire con esattezza le responsabilità di quel sorpasso che ha spezzato l'esistenza di una donna di 41 anni e gettato nello sconforto l'intero mondo del ciclismo. L'eco delle parole scritte dalla Rusu poche ore prima si mescola ora a un senso di profonda e amara impotenza, quella che prova chi, come l'amico che aveva commentato il post per Adele, sa che al di là delle statistiche e degli appelli, il rischio di non farcela a tornare a casa è sempre in agguato.
La maglietta che la vittima indossava è lo stesso simbolo di vulnerabilità che aveva voluto ricordare ai suoi follower, la prova tangibile di come una semplice distrazione, o peggio una scelta consapevolmente sbagliata, possa cancellare in un istante una vita, trasformando la passione per due ruote in un azzardo letale.




