De Ketelaere, la lesione al menisco è più grave del previsto: salta la Lazio e il Dortmund, ora si valutano le opzioni
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Redazione Sport
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La dinamica, per certi versi paradossale, è quella di un infortunio nato quasi dal nulla, o meglio da un gesto tecnico istintivo compiuto pochi istanti prima del fischio d’inizio: Charles De Ketelaere, lunedì scorso al Gewiss Stadium, calcia la palla durante il riscaldamento e avverte subito un dolore acuto al ginocchio destro, quel ginocchio che lo aveva già messo alla prova in passato seppur con problematiche differenti rispetto a quella che, adesso, rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza sportiva per Raffaele Palladino -5-9. Quello che nelle prime concitate dichiarazioni post-partita era stato archiviato – forse con eccessivo ottimismo – come un episodorio senza particolari conseguenze, si è rivelato invece, al netto degli accertamenti strumentali, un quadro clinico ben più complesso e insidioso -9. Il responso, secco e inappellabile, parla di una lesione localizzata nel corno posteriore del menisco interno; non una semplice infiammazione o un risentimento muscolare, ma una vera e propria soluzione di continuo della fibrocartilagine, e ciò ha immediatamente fatto scattare l’allarme rosso nella dirigenza orobica -1-6-10.
Il dubbio amletico tra intervento chirurgico e terapia conservativa
La patologia, per sua natura, impone ora una riflessione approfondita che coinvolge non solo lo staff medico del club ma anche i consulenti esterni e gli specialisti di fiducia del calciatore, alcuni dei quali già consultati nella giornata di ieri a Bruxelles, dove il ragazzo si è recato per un parere di seconda istanza -1. Il punto nodale, ed è qui che si infittisce il mistero sui reali tempi di recupero, risiede nella scelta del percorso terapeutico: l’opzione conservativa, che prevede riposo assoluto e terapie fisiche mirate, allungherebbe i tempi ma eviterebbe lo stress dell’operazione; dall’altro lato, l’intervento in artroscopia, sebbene garantisca una risoluzione più netta e definitiva del danno organico, costringerebbe De Ketelaere a uno stop che, nella migliore delle ipotesi, si misurerebbe in settimane e molto probabilmente in mesi, facendo slittare il rientro almeno al termine della sosta per le nazionali di marzo se non oltre -6. È una partita nella partita, e si gioca tutta sui tavoli dei chirurghi ortopedici.
L’impatto immediato sulla catena di montaggio offensiva di Palladino
Nell’immediato, al di là delle speculazioni sui tempi lunghi, ciò che è certo assume già i contorni di una tegola pesantissima: De Ketelaere non sarà a disposizione per la trasferta di Roma contro la Lazio, match chiave per le ambizioni europee della Dea, e nemmeno per il doppio impegno dei playoff di Champions League contro il Borussia Dortmund, sfida in programma martedì 17 febbraio al Signal Iduna Park e sette giorni dopo al ritorno di Bergamo -4-8-10. Perdere un giocatore che, al di là delle statistiche – tre reti e tre assist in ventuno presenze in campionato – rappresentava il principale cesello nella manovra tra le linee, capace di abbassarsi per imbeccare i compagni o di attaccare la profondità con intelligenza, significa per Palladino dover riscrivere almeno in parte i codici offensivi della squadra -9. Contro la Cremonese la soluzione immediata è stata Lazar Samardžić, schierato alle spalle di Krstović, ma il tecnico campano ha a disposizione anche Sulemana e un Pasalic che conosce bene i tempi di inserimento senza palla, senza contare l’ipotesi di un ritorno al tandem pesante con Scamacca e Krstović affiancati -3-9.
Il fattore psicologico e la gestione di uno spogliatoio in emergenza
L’episodio, se letto nella sua evoluzione cronologica, assume quasi i connotati di una beffa: si era fermato a settembre per un problema all’ileo psoas sinistro, fastidio che lo aveva reso precario nelle condizioni per diverse settimane, e proprio quando sembrava aver ritrovato continuità atletica e fiducia nei movimenti ecco che un gesto banale come un tiro in porta durante la fase di attivazione muscolare lo ripiomba nell’incertezza -2. Al di là della mera assenza fisica, pesa il fatto che il ragazzo, classe 2001, stava vivendo a Bergamo la sua definitiva rinascita dopo le difficoltà milaniste, diventando un punto di riferimento non solo tattico ma anche emotivo per lo spogliatoio. Gli stessi compagni, abituati a vederlo ridere e scherzare nel pre-partita, hanno dovuto digerire il cambio di formazione dell’ultimo secondo contro i grigiorossi, segnale di quanto la squadra sia legata alle sue giocate -3. L’appuntamento con la Lazio, ora, arriva nel momento più delicato della stagione, e lo staff tecnico si trova costretto a cucire un nuovo vestito tattico, dovendo compensare la mancanza di colui che, silenziosamente, era diventato l’ago della bilancia della manovra.




