Tassisti in sciopero nazionale, corteo da Fiumicino a Roma

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un fronte trasversale di sigle sindacali ha proclamato per martedì 13 gennaio uno sciopero nazionale dei taxi della durata di ventiquattro ore, dalle otto del mattino fino alle ventidue. L’astensione dal lavoro, che si preannuncia capace di paralizzare gli spostamenti urbani e i trasferimenti verso scali aeroportuali e stazioni ferroviarie, interesserà tutte le regioni con l’eccezione dell’Umbria, promettendo di creare disagi significativi per una cittadinanza già abituata a fare i conti con le mobilitazioni del settore. L’agitazione, annunciata nei giorni scorsi, si concretizzerà in una serie di presidi organizzati nelle principali città italiane, mentre l’evento di maggiore rilevanza simbolica e mediatica avrà luogo nella Capitale, dove è attesa la partecipazione di centinaia di persone provenienti principalmente da Milano e Napoli.

Il corteo romano e il presidio a Montecitorio

Secondo quanto reso noto da Federtaxi Cisal Roma, un corteo di circa cinquanta vetture avrà inizio alle otto di mattina dal cosiddetto polmone taxi dell’aeroporto di Fiumicino, dirigendosi poi verso il centro storico. La prima tappa sarà piazza della Bocca della Verità, dove sarà riservato un apposito posteggio ai mezzi in protesta, per poi spostarsi verso piazza Capranica, nelle immediate adiacenze di Montecitorio. Qui, dalle undici fino alle sedici, si svolgerà una manifestazione statica, un presidio che intende portare sotto la sede della politica nazionale le ragioni di una categoria da tempo in fibrillazione. La scelta del percorso, che parte da uno dei principali hub di arrivo dei viaggiatori internazionali per concludersi a due passi dal Parlamento, non è affatto casuale e mira a sottolineare il legame tra le istanze dei tassisti e le decisioni che vengono assunte in quel palazzo.

Le ragioni della protesta contro le multinazionali

La mobilitazione, come spiegato dalla Uiltrasporti in una nota, nasce dalla volontà di “tornare a chiedere con forza al Governo la riapertura del tavolo di confronto sui decreti attuativi che la categoria aspetta ormai dal 2019”. Il cuore della protesta, tuttavia, batte contro quello che i sindacati definiscono senza mezzi termini “l’ingresso sempre più aggressivo nel settore, di multinazionali private e piattaforme digitali”. Una presenza, questa, che secondo le organizzazioni di categoria metterebbe a serio rischio il modello di servizio pubblico svolto dai taxi in Italia, un sistema basato su tariffe calmierate e licenze rilasciate dagli enti locali. “Qualità del servizio e sicurezza – sottolinea il sindacato – non possono essere delegate esclusivamente a delle App, spesso gestite senza un reale controllo da parte delle amministrazioni pubbliche”. Il timore, insomma, è che l’avanzata di operatori internazionali nel trasporto pubblico non di linea finisca per erodere il mercato tradizionale, senza che le istituzioni intervengano con una regolamentazione chiara e attesa da anni.

Il silenzio delle istituzioni e l’attesa dei decreti

Ciò che accende ulteriormente la protesta è, secondo i promotori, “il silenzio delle istituzioni” dinanzi a un processo di trasformazione del settore percepito come inarrestabile e potenzialmente lesivo. L’assenza di risposte concrete sul fronte normativo, unita al ritardo nell’emanazione dei decreti attuativi che dovrebbero disciplinare il comparto, ha creato un terreno fertile per la mobilitazione, spingendo sigle sindacali diverse a trovare un’inusitata unità d’intenti. La giornata di martedì rappresenta dunque l’ultimo, rumoroso tentativo di riportare l’attenzione politica su questioni irrisolte che toccano da vicino non solo gli interessi di categoria, ma anche l’organizzazione stessa della mobilità urbana per milioni di persone. Il presidio sotto Montecitorio vuole essere un monito ben visibile, un modo per ricordare che l’attesa, dopo anni di rinvii, non è più considerata tollerabile.

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