Indagine su spie: tre generali implicati
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L'inchiesta milanese, che ha portato alla luce una rete di spionaggio e dossieraggio, coinvolge tre generali e mette in evidenza i legami stretti tra la squadra di dossieristi guidata dall'ex poliziotto Carmine Gallo e ambienti istituzionali. Le intercettazioni rivelano come Gallo, insieme al presidente della Fiera di Milano Enrico Pazzali, si suddividesse i contatti: Gallo con gli apparati di polizia e l'intelligence, Pazzali con le istituzioni, la politica e la magistratura. I carabinieri hanno accertato che funzionari della Presidenza del Consiglio dei Ministri si sono recati negli uffici della Equalize, la società di Gallo, dimostrando la rete di conoscenze e contatti di cui disponevano, pur non avendo alcun ruolo organico con gli apparati di sicurezza nazionali.
L'inchiesta ha preso una svolta decisiva grazie a un pedinamento, che ha permesso di smascherare la centrale di dossieraggio. Gallo e i suoi collaboratori gestivano migliaia di accessi alle banche dati delle forze dell'ordine e utilizzavano trojan per controllare i telefoni delle loro vittime su commissione. Paradossalmente, è stato proprio un passo falso di Gallo a dare il via agli approfondimenti sulla fabbrica dei dossier.
Tra i dettagli emersi, vi è anche un tentativo di "aggancio" con Amazon, che però è stato respinto dalla manager dell'azienda. L'inchiesta, che ha portato alla recente integrazione della richiesta cautelare, risale all'estate scorsa e continua a svelare nuovi sviluppi. La rete di relazioni nel mondo dell'economia e delle grandi aziende, orchestrata da Gallo, prevedeva un costante reclutamento di clienti e un perenne tentativo di espansione.
L'inchiesta milanese rappresenta un esempio di come le indagini tradizionali possano ancora prevalere sulla tecnologia, mettendo in luce le connessioni tra criminalità e istituzioni e aprendo nuovi scenari nel panorama giudiziario italiano.




