Inchiesta sulle spie, tre generali coinvolti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'inchiesta milanese, che ha portato alla luce una rete di spionaggio e dossieraggio, coinvolge tre generali, rivelando come lo Stato stia indagando su se stesso. La squadra di dossieristi, guidata dall'ex poliziotto Carmine Gallo, aveva stabilito rapporti organici e ravvicinati con ambienti delle istituzioni. Dalle intercettazioni emerge come Gallo e il suo azionista di riferimento, Enrico Pazzali, presidente della Fiera di Milano, si suddividessero i contatti: Gallo con gli apparati di polizia e l'intelligence, Pazzali con le istituzioni, la politica e la magistratura.

L'inchiesta ha svelato come la squadra gestisse migliaia di accessi alle banche dati delle forze dell'ordine, utilizzando trojan per controllare i telefoni delle vittime su commissione. Paradossalmente, sono state proprio le indagini vecchio stile, come i pedinamenti, a smascherare la centrale di dossieraggio. Un episodio emblematico è stato il passo falso di Gallo, che ha dato il via agli approfondimenti sulla fabbrica dei dossier.

Tra i dettagli emersi, vi è anche un tentativo di "aggancio" con Amazon, respinto da una manager dell'azienda. L'inchiesta ha portato a 13 ordinanze di custodia cautelare, coinvolgendo anche un agente della Digos che aveva affidato allo staff di Gallo un hard disk con dati riservati da riparare. Questo episodio dimostra il livello di fiducia e reputazione di cui godeva Gallo e la sua Equalize, la società di cui era amministratore delegato.

L'ultima informativa della maxi indagine risale all'estate scorsa e ha integrato la richiesta cautelare del luglio 2020.

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