Fifa, Infantino fa marcia indietro sul progetto dei fondi privati per il Mondiale
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Redazione Sport
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La tensione che si era andata accumulando nelle ultime ore all'interno del mondo del calcio internazionale si è sciolta in un colpo solo, con un dietrofront che ha dell'incredibile per tempistica e modalità. Gianni Infantino, numero uno della Fifa, ha ufficialmente ritirato il progetto che prevedeva l'ingresso di investitori privati nella gestione dei diritti commerciali della Coppa del Mondo, un'ipotesi che aveva scatenato un vero e proprio terremoto politico-diplomatico tra le varie confederazioni continentali e le federazioni nazionali, specialmente quelle europee.
L'annuncio, arrivato nella notte italiana attraverso una nota ufficiale della stessa organizzazione, ha chiuso bruscamente una partita che sembrava ormai avviata verso uno scontro frontale, con la Uefa e le principali leghe del Vecchio Continente pronte a schierarsi in trincea contro quella che molti avevano già etichettato come una cessione di sovranità del calcio mondiale a logiche puramente finanziarie, speculando su un evento che per tradizione e popolarità rappresenta un patrimonio collettivo.
Le parole del dietrofront
Il comunicato diffuso dalla Fifa non lascia spazio a interpretazioni o mezze misure, sebbene sia stato formulato con un linguaggio che tenta di imputare la decisione a una superiore esigenza di armonia piuttosto che a una sconfitta politica. "Dopo aver ascoltato attentamente tutti i punti di vista", si legge nella nota, "è emerso chiaramente che il progetto ha creato divisioni di una natura tale che, a prescindere dal livello di supporto, non è più nell'interesse dell'obiettivo prefissato".
Un passaggio, questo, che rivela come il pressing esercitato dalle federazioni avverse all'operazione sia stato talmente intenso da rendere impraticabile qualsiasi tentativo di mediazione, costringendo il presidente a fare un passo indietro per evitare una spaccatura forse irreparabile. Infantino ha poi aggiunto una frase che suona quasi come un monito, o forse come una dichiarazione d'intenti per il futuro: "Il nostro scopo è sempre stato - e sarà sempre - unire e migliorare". La conclusione è stata lapidaria e definitiva: "Di conseguenza, questa proposta non verrà portata avanti".
Con queste parole, il progetto noto internazionalmente come Fifa Forward Enterprise è stato ufficialmente accantonato, sebbene molti osservatori ritengano che l'idea di una privatizzazione parziale del torneo possa riemergere in forme diverse in futuro, magari con una formula più digeribile per le parti in causa.
La reazione di Burnham e il fronte del no
A rendere ancora più aspro il clima che ha circondato questa vicenda ci ha pensato il primo ministro laburista britannico, Andy Burnham, che non ha perso tempo nel commentare la figura del presidente della Fifa, definendolo senza mezzi termini "l'uomo sbagliato" per ricoprire quel ruolo.
Burnham, che già nei giorni scorsi aveva alzato i toni contro Infantino, è tornato all'attacco proprio nel momento in cui il presidente annunciava il dietrofront, cogliendo l'occasione per ribadire la contrarietà del governo britannico e, più in generale, del fronte europeo a qualsiasi ipotesi di ingerenza di fondi privati, specie se provenienti da oltreoceano, nella gestione di un evento sportivo di tale portata.
La sua posizione, in realtà, rifletteva un malcontento diffuso che aveva trovato eco nelle parole della Uefa e delle maggiori federazioni nazionali, a cominciare da quelle britanniche, che avevano visto nella proposta di Infantino una pericolosa apertura a logiche di mercato capaci di stravolgere l'essenza stessa della competizione.
Non è un caso, del resto, che il progetto avesse sollevato critiche non solo in Europa ma anche in altre aree geografiche, con la Confederazione del Nord e Centro America (Concacaf) e quella asiatica (Afc) che avevano manifestato più di una perplessità, contribuendo a quel clima di isolamento che alla fine ha convinto il presidente a gettare la spugna.
Una marcia indietro necessaria
L'abbandono del progetto rappresenta, nei fatti, una sconfitta per la strategia di Infantino, che negli ultimi anni aveva cercato di spingere il calcio verso una maggiore apertura agli investitori privati, convinto che solo attraverso un incremento esponenziale dei ricavi si potesse garantire lo sviluppo del gioco a livello globale.
Tuttavia, la resistenza incontrata è stata talmente compatta e trasversale da rendere insostenibile qualsiasi tentativo di portare avanti l'iniziativa, nonostante il sostegno di alcune frange del mondo calcistico che vedevano nella cessione di una quota dei diritti commerciali un'occasione per aumentare la liquidità della Fifa e rendere più trasparente la gestione dei fondi destinati allo sviluppo.
La decisione di fare marcia indietro, per quanto improvvisa, è stata accolta con sollievo dalle federazioni che avevano minacciato ritorsioni e che ora possono tirare un sospiro di sollievo, almeno per il momento. Resta da capire, però, come evolverà il rapporto tra il presidente e i suoi oppositori interni, visto che la vicenda ha messo in luce una frattura profonda all'interno della stessa organizzazione, con alcuni membri del consiglio che avevano già espresso il loro dissenso in via informale prima ancora che la nota ufficiale venisse diffusa.
La posta in gioco, in questo caso, non era soltanto economica ma riguardava l'identità stessa del calcio mondiale, chiamato a scegliere tra la difesa di un modello tradizionale e l'adozione di pratiche più vicine al mondo della finanza, e questa scelta, almeno per ora, sembra aver premiato la prudenza.
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