Brigitte Macron e la polemica sulle "brutte stronze", il video riaccende lo scontro

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un video, diffuso inizialmente dal sito Public e poi divenuto virale sui social network, ha riportato alla ribalta Brigitte Macron in un contesto di aspro dibattito. La first lady francese è stata ripresa nei camerini del teatro parigino Folies Bergère, dove si era recata, accompagnata dalla figlia Tiphaine Auzière, per assistere allo spettacolo dell’attore e comico Ary Abittan. Nel filmato, la conversazione tra i due tocca il tema delle possibili proteste durante la serata. Alla domanda della Macron, che chiedeva ad Abittan se avesse “paura”, l’artista ha risposto affermativamente, suscitando la replica immediata della moglie del presidente: “Se ci sono delle brutte str…, le cacceremo via”, ha dichiarato, per poi aggiungere, ridendo, “soprattutto i banditi mascherati”.

Le proteste del collettivo femminista e le accuse ad Abittan

Quello che potrebbe sembrare un aneddoto da backstage assume un peso specifico diverso se contestualizzato negli eventi della serata. Poco dopo, infatti, lo spettacolo è stato effettivamente interrotto da alcune attiviste del collettivo femminista Nous Toutes, le quali, indossando maschere con il volto dell’attore sulle quali era scritta la parola “stupratore”, hanno occupato il palco gridando “violentatore”. La presenza della first lady in quel preciso luogo e momento non è dunque casuale, ma si inserisce in una vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’interprete: alla fine del 2021, Ary Abittan è stato accusato di violenza sessuale da una giovane donna, una denuncia che l’attore ha sempre respinto, e che non ha, fino ad ora, portato a un processo. L’episodio delle maschere rappresenta una forma di protesta pubblica contro di lui, mentre la giustizia segue il suo corso.

La reazione politica e il dibattito sull’etichetta

La diffusione del filmato, con l’espressione “sales connes” tradotta dai media italiani con il termine più crudo “brutte stronze”, ha scatenato un acceso dibattito che travalica la semplice cronaca. Molti, infatti, hanno contestato alla first lady un linguaggio giudicato volgare e poco consono al suo ruolo istituzionale, pur non ufficiale, sottolineando come quelle parole possano essere interpretate come una presa di posizione netta, e di disprezzo, verso un intero movimento di protesta. D’altra parte, c’è chi ha letto nell’episodio un sostegno personale della Macron verso l’artista, un amico di lunga data che, nonostante le accuse, continua a essere sostenuto da una parte del mondo dello spettacolo, come dimostra la presenza quella sera anche del regista Claude Lelouch e dell’ex ministro Manuel Valls.

Le implicazioni di un linguaggio divisivo

Al di là delle valutazioni sul registro linguistico, la vicenda solleva questioni più profonde sul modo in cui il potere, anche quello simbolico, interagisce con le accuse di violenza di genere e con le forme della contestazione civile. La scelta di Brigitte Macron di definire in quel modo, seppur in un contesto privato, le manifestanti, rischia di essere percepita come una delegittimazione della loro azione e, per traslato, delle istanze che portano avanti. Un fatto che assume una rilevanza particolare in un periodo in cui, anche in Francia, il dibattito sui femminicidi e sulle violenze sessuali è particolarmente acceso, e mentre l’amministrazione di Emmanuel Macron, con Donald Trump nuovamente presidente degli Stati Uniti, si trova a ridefinire alcune alleanze internazionali. La polemica, dunque, non si esaurisce in una questione di etichetta, ma tocca nervi scoperti della società francese contemporanea.

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