Alluvione all'Elba, la proposta di un piano unico per le acque

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un Piano Strategico Intercomunale per la Resilienza Idraulica e Climatica dell'Isola d'Elba. È questa la proposta rilanciata dall'architetto Massimiliano Pardi all'indomani del nubifragio che ha colpito il versante nord-orientale dell'isola, dove le situazioni più critiche si sono registrate a Cavo, Rio Marina e Bagnaia, nel comune di Rio.

L'idea, discussa nei giorni scorsi insieme all'architetta Valentina Tosi durante un confronto pubblico sull'ipotesi di Portoferraio come città spugna, punta a superare la logica degli interventi frammentati per arrivare a una gestione unitaria delle acque piovane e degli spazi pubblici.

Il tavolo permanente e il nodo dei finanziamenti

La proposta operativa di Pardi è quella di un tavolo tecnico permanente che riunisca i sette Comuni elbani insieme alla Regione Toscana, all'Autorità di Bacino e al Consorzio di Bonifica, con l'obiettivo di individuare le criticità per bacino idrografico e definire le priorità di intervento. «L'acqua non conosce confini amministrativi e la prevenzione non può fermarsi ai confini comunali», ha scritto l'architetto sui social, sottolineando la necessità di integrare opere idrauliche tradizionali e soluzioni basate sulla natura, come i sistemi di drenaggio sostenibile e le aree di laminazione.

Sulla stessa lunghezza d'onda si è mosso Simone De Rosas, segretario del Pd Elba, che dopo le forti piogge ha evidenziato come senza un progetto organico i finanziamenti europei destinati alle isole minori restino inaccessibili. «Non servono parole e buoni propositi per chi governa, servono progetti e fondi per finanziarli», ha affermato De Rosas, ricordando che solo la settimana scorsa gli architetti avevano illustrato come togliere asfalto e cemento, aumentare il verde e trasformare marciapiedi e aiuole in caditoie per l'acqua.

La conta dei danni tra Cavo e Rio Marina

Il nubifragio si è abbattuto nella mattinata di domenica 18 ottobre sul versante orientale dell'Elba, con forti allagamenti, frane e problemi alla circolazione. A Cavo le precipitazioni sono state particolarmente intense: l'acqua, insieme a fango e detriti provenienti dal versante del monte, ha raggiunto il centro abitato invadendo alcune abitazioni, tanto che una persona è stata evacuata da un immobile in via della Circonvallazione.

L'acqua ha raggiunto anche il porto, entrando in alcune imbarcazioni, mentre il lungomare Kennedy e il lungomare Vespucci sono stati interessati dagli allagamenti, con disagi per le diverse attività commerciali presenti. Si è registrato inoltre un cedimento dell'asfalto vicino al campo sportivo e una frana ha interessato la provinciale della Parata, all'altezza di Monte Grosso.

La piena del Riale e l'allerta meteo

A Rio Marina sono finite sott'acqua le zone del Villaggio Togliatti e del campo sportivo. La Valle di Riale è andata in piena e la corrente ha trascinato due auto parcheggiate. Anche a Bagnaia il torrente ha raggiunto il livello di guardia, con il rischio di esondazione, mentre a Porto Azzurro l'acqua ha interessato alcune strade del centro raggiungendo garage e locali ai piani bassi. Un'interruzione temporanea della rete Vodafone nella zona orientale è stata probabilmente causata da un fulmine.

Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha espresso vicinanza agli abitanti e alle attività colpite, ricordando che l'allerta gialla per temporali forti, rischio idrogeologico e idraulico sarebbe rimasta in vigore fino alle 10 di lunedì 19 ottobre sull'Arcipelago toscano.

Le soluzioni tecniche già sul tavolo

Il modello della città spugna, discusso a Portoferraio in un convegno organizzato dall'Istituto Nazionale di Bioarchitettura, prevede una serie di interventi per rallentare e assorbire l'acqua piovana prima che raggiunga le reti fognarie. Tra le soluzioni tecniche figurano le pavimentazioni permeabili, i tetti verdi, i giardini della pioggia e i bacini di bio-filtrazione, tutti sistemi che mirano a trattenere l'acqua dove cade e a ricaricare le falde acquifere.

Nel caso elbano, la morfologia dell'isola e la presenza di numerosi corsi d'acqua a carattere torrentizio rendono particolarmente urgente un approccio coordinato tra i comuni, chiamati a diventare i protagonisti di un cambiamento che superi la frammentazione delle richieste di finanziamento.

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