Il giallo di Villa Pamphili: il dna conferma il legame tra la donna e la bambina, ma l’identità resta un mistero
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Redazione Interno
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Gli esami genetici hanno ormai accertato ciò che gli investigatori sospettavano: la donna e la neonata ritrovate senza vita sabato scorso nel parco di Villa Pamphili, a Roma, erano madre e figlia. Un legame che, se da un lato chiarisce la natura del rapporto tra le due vittime, dall’altro non scioglie il nodo principale delle indagini, ovvero la loro identità. La Squadra Mobile, che coordina le verifiche, sta vagliando le numerose segnalazioni arrivate al 112 dopo che la questura ha diffuso le foto dei quattro tatuaggi presenti sul corpo della giovane, stimata intorno ai 30 anni.
I disegni, riprodotti con precisione e pubblicati nella speranza che qualcuno possa riconoscerli, rappresentano al momento l’unico indizio concreto su cui lavorano gli inquirenti. Le telefonate per ora non hanno portato a svolte decisive, ma alcune piste – comprese quelle che si estendono oltre i confini nazionali – sono state ritenute meritevoli di approfondimento. Intanto, nel parco dove i corpi sono stati rinvenuti, è previsto un nuovo sopralluogo per raccogliere eventuali ulteriori elementi utili alla ricostruzione dei fatti.
Quello che emerge, finora, è un quadro ancora nebuloso. La bambina, di appena sei mesi, è stata trovata a poca distanza dalla donna, ma le cause della morte – così come le dinamiche che hanno portato alla tragedia – restano avvolte nel silenzio delle perizie in corso. Le indagini, condotte senza esclusione di colpi, mirano a stabilire se vi siano responsabilità esterne o se, invece, ci si trovi di fronte a un gesto estremo.




