Gas e nuove rotte: l’Italia guarda agli Stati Uniti mentre l’Ue consolida il distacco da Mosca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La stretta del freddo invernale, che perdura oltre le consuete aspettative, sta mettendo a nudo la fragilità del sistema energetico europeo, prelevando risorse dagli stoccaggi a un ritmo che richiama i momenti più critici della crisi. Dal tredici ottobre, data di avvio della stagione di riscaldamento, i prelievi hanno raggiunto la cifra considerevole di cinquantuno miliardi di metri cubi, contribuendo a far scivolare la percentuale di riempimento degli impianti da un già preoccupante quarantaquattro a un quaranta virgola cinque per cento. Un dato, quest’ultimo, che si avvicina pericolosamente ai livelli registrati nel pieno del conflitto in Ucraina e che risulta sensibilmente inferiore rispetto al cinquantadue per cento rilevato in un periodo comparabile dello scorso anno.

La risposta strategica e il nuovo fronte americano

In questo contesto, caratterizzato da una domanda che continua a esercitare pressione sulle riserve, l’Italia sta incrementando in modo significativo gli approvvigionamenti dagli Stati Uniti, puntando sul gas naturale liquefatto che arriva via nave per diversificare le fonti e garantire una maggiore stabilità. L’aumento dei volumi statunitensi, alcuni dei quali vengono poi ridistribuiti verso altri mercati europei, rappresenta una componente chiave della strategia nazionale per attenuare la dipendenza da forniture tradizionali, divenute nel frattempo meno prevedibili.

Il quadro normativo e la reazione di Budapest

La cornice giuridica per questa transizione è stata ormai fissata in modo inequivocabile con l’entrata in vigore del regolamento REPowerEU, il quale stabilisce un percorso vincolante per il completo abbandono del gas russo entro il duemilaventisette. Una scelta, questa, che non ha riaperto alcun negoziato politico ma che ha anzi chiuso definitivamente un capitolo, spostando l’attenzione delle istituzioni comunitarie su altre criticità. La portavoce per l’energia della Commissione, Anna-Kaisa Itkonen, ha sottolineato come l’esecutivo sia pronto a difendere la legittimità di questa normativa di fronte alla Corte di Giustizia, dopo che l’Ungheria – seguita dalla Slovacchia – ne ha formalmente impugnato i contenuti. “Se i nostri Stati membri hanno delle preoccupazioni e desiderano contestare legalmente la legislazione adottata, hanno il diritto di farlo”, ha dichiarato, aggiungendo che Bruxelles vigilerà affinché nessun paese affronti problemi di sicurezza negli approvvigionamenti.

Oltre il gas: la questione petrolifera

Parallelamente alla chiusura del rubinetto del gas, l’Unione Europea ha iniziato a esplorare un terreno ancor più complesso, avviando un confronto politico sulla possibilità di estendere il disaccoppiamento energetico anche al settore petrolifero. Si tratta di un fronte meno discusso pubblicamente ma dalle profonde implicazioni economiche e geopolitiche, destinato a occupare l’agenda dei prossimi mesi. Lo sganciamento dal greggio russo, infatti, presenta sfide logistiche e industriali di diversa natura rispetto a quelle affrontate per il gas, coinvolgendo un mercato globale più interconnesso e richiedendo un coordinamento ancor più stretto tra i paesi membri.

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